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mercoledì 18 giugno 2025

 




dal “ Faust “ di Goethe:


Il Signore 

Non hai nient’altro da dirmi? Vieni solo e sempre a lamentarti? Non c’è mai nulla sulla terra che ti vada?

Mefistofele

No, Signore: come sempre, va malissimo laggiù. Mi fanno pena gli uomini, con tutti i loro guai. Non ci trovo più gusto, disgraziati, a tormentarli.

sabato 27 maggio 2017

Sul raccontare le storie..


Quando il Baal Schem, il fondatore dello chassidismo, doveva assolvere ad un compito difficile, andava in un certo posto nel bosco, accendeva un fuoco, diceva le preghiere, e ciò che voleva si realizzava. Quando, una generazione dopo, il Maggid di Meseritsch si trovò di fronte allo stesso problema, si recò in quel posto nel bosco e disse: " Non sappiamo più accendere il fuoco, ma possiamo dire le preghiere " - e tutto avvenne secondo il suo desiderio. Ancora una generazione dopo, Rabbi Mosche Leib di Sassov si trovò nella stessa situazione, andò nel bosco e disse: " Non sappiamo più accendere il fuoco, non sappiamo più dire le preghiere, ma conosciamo il posto nel bosco, e questo deve bastare ". E infatti bastò. Ma quando un'altra generazione trascorse e Rabbi Israel di Rischin dovette anch'egli misurarsi con la stessa difficoltà, restò nel suo castello, si mise a sedere sulla sua sedia dorata e disse: " Non sappiamo più accendere il fuoco, non siamo più capaci di recitare le preghiere e non conosciamo nemmeno il posto nel bosco ma di tutto questo possiamo raccontare la storia ". E, ancora una volta, questo bastò.


Gershom Sholem, Le grandi correnti della mistica ebraica





sabato 21 gennaio 2017

L'ombra



L'ombra
una fiaba di Christian Andersen


Nei paesi caldi il sole si che brucia davvero! La gente diventa bruna come il mogano, e nei paesi caldissimi brucia fino a diventare nera, ma un uomo istruito era giunto dai paesi freddi solo fino ai paesi caldi e credeva di potersene andare in giro come faceva a casa, ma cambiò presto opinione. Sia lui che tutta la gente ragionevole rimasero chiusi in casa, le persiane delle finestre e le porte restarono sbarrate tutto il giorno, sembrava che tutta la casa dormisse e che non ci fosse nessuno. Le strette strade con le case alte, dove lui stesso viveva, erano state costruite in modo tale che il sole dovesse risplendere dal mattino fino alla sera; era proprio insopportabile! Quell'uomo istruito dei paesi freddi era un giovane intelligente, ma gli sembrava di star seduto in un forno ardente; il sole lo consumò, lui divenne molto magro, persino la sua ombra dimagrì, divenne molto più piccola di quando era a casa; il sole aveva colpito anche lei. Tutti e due incominciavano a vivere di sera, quando il sole era tramontato.
Era proprio un divertimento guardarli; non appena la lampada veniva portata nella stanza, l'ombra si allungava su tutta la parete, arrivava sino al soffitto, tanto si faceva lunga; doveva stirarsi per recuperare le forze. L'uomo istruito usciva sul balcone per stirarsi un po', e mano mano che le stelle comparivano in quell'aria trasparente e meravigliosa, a lui sembrava di rivivere. Su tutti i balconi della strada - e nei paesi caldi ogni finestra ha un balcone- usciva la gente, perché ha bisogno di prendere aria anche chi è abituato a essere color mogano. Allora cominciava la vita, sui balconi e giù sulle strade; calzolai e sarti, tutta la gente usciva per strada, portavano tavoli e sedie, e le lanterne bruciavano, si, più di cento lanterne bruciavano, e uno parlava e l'altro cantava, la gente passeggiava, le carrozze passavano, e pure gli asini, cling, cling! avevano dei sonagli. I morti venivano seppelliti al canto dei salmi, i ragazzi di strada facevano scoppiare i petardi, e le campane delle chiese suonavano, si, c'era proprio vita giù nella strada. Solo in una casa, che si trovava proprio di fronte a quella in cui viveva quello straniero istruito, c'era una pace incredibile, eppure ci abitava qualcuno, perché sul balcone c'erano dei fiori, che crescevano deliziosamente al caldo del sole, e non avrebbero potuto crescere se non fossero stati bagnati, quindi qualcuno doveva innaffiarli; doveva proprio esserci qualcuno. Anche quel balcone si apriva di sera, ma era tutto buio dentro, per lo meno nella prima stanza, e dal profondo delle stanze sul retro si sentiva venire una musica. Allo straniero istruito sembrava straordinaria, ma poteva anche essere che aveva immaginato tutto, dato che lui trovava ogni cosa straordinaria, là in quei paesi caldi, se solo non ci fosse stato quel sole! Il padrone di casa dello straniero disse che non sapeva chi avesse affittato la casa dirimpetto, non si vedeva nessuno, e per quanto riguardava la musica pensava che fosse molto noiosa. " È come se qualcuno si stesse esercitando a un pezzo che non riesce a finire, sempre lo stesso pezzo. Penserà certo di farcela prima o poi, ma non ci riuscirà mai, per quanto a lungo suoni."
Una notte lo straniero si svegliò; dormiva con la porta del balcone aperta, e la tenda davanti alla porta si sollevava per il vento, così gli sembrò di vedere uno straordinario bagliore provenire dal balcone di fronte, tutti i fiori brillavano come fiamme dei colori più svariati, e in mezzo a quei fiori si trovava un'esile, graziosa fanciulla: sembrava che anche lei brillasse; la luce gli fece male agli occhi, ma è vero che li teneva spalancati e che si era appena svegliato; con un balzo fu in piedi, piano piano arrivò fino alla tenda, ma la fanciulla era già sparita, anche il bagliore era sparito, i fiori non brillavano affatto, e tutto era come al solito; la porta era socchiusa e dal profondo della casa risuonava una musica così dolce, così meravigliosa che ci si poteva abbandonare alle più dolci fantasticherie. Sembrava una magia, chi abitava lì? Dov'era in realtà l'ingresso? Tutto il pianterreno era fatto di negozi e la gente non poteva certo entrare di là.
Una sera lo straniero era seduto sul balcone; alle sue spalle nella stanza brillava la luce e quindi era del tutto naturale che la sua ombra si posasse sulla parete della casa di fronte, anzi si trovava proprio tra i fiori di quel balcone, e quando lo straniero si mosse, anche l'ombra si mosse, perché di solito succede così. 
" Credo che la mia ombra sia l'unica persona vivente che si vede laggiù! " disse quell'uomo istruito. " Guarda come sta seduta con garbo tra i fiori, la porta è socchiusa; adesso l'ombra dovrebbe essere tanto accorta da entrare, guardarsi intorno, e poi tornare a raccontarmi quello che ha visto. E già, dovresti farmi questo piacere! " disse scherzando. " Su, da brava, entra! Su, vai? " e intanto fece cenno all'ombra e l'ombra gli rivolse lo stesso cenno. " Sì, sì, vai, ma poi torna! " Lo straniero si alzò e anche la sua ombra sul balcone di fronte si alzò, lo straniero si voltò e l'ombra si voltò, ma se qualcuno avesse fatto attenzione, avrebbe visto molto chiaramente che l'ombra entrò in quella porta socchiusa di quel balcone di fronte, proprio nel momento in cui lo straniero rientrò nella sua stanza e lasciò cadere la tenda dietro di sé.
Il mattino successivo quell'uomo istruito uscì per bere il caffè e leggere il giornale. " Che succede? " esclamò, quando fu al sole " non ho l'ombra. Allora ieri sera se ne è proprio andata e non è ritornata più; che rabbia! ".
La cosa lo irritò, ma non tanto perché l'ombra se n'era andata, quanto perché sapeva che c'era già la storia di un uomo senza ombra, e la conoscevano tutti a casa, là nei paesi freddi, e se ora lui fosse arrivato a raccontarla, avrebbero detto che l'aveva copiata, e di questo proprio non aveva bisogno! Per questo non volle parlare affatto della cosa, e fu una buona idea.
Di sera uscì di nuovo sul balcone, aveva messo la luce proprio per bene dietro di sé, perché sapeva che l'ombra vuole avere sempre il proprio padrone come schermo davanti alla luce, ma non riuscì a catturarla, si fece piccolo piccolo, si fece grosso, ma l'ombra non c'era, non venne nessuno; disse uhm, uhm! ma non servì a nulla. Era una seccatura, ma nei paesi caldi tutto cresce così in fretta, e dopo otto giorni notò, con grande gioia, che gli stava ricrescendo una nuova ombra dalle gambe, quando arrivava il sole; si vede che le radici erano rimaste. Dopo tre settimane aveva un'ombra sufficiente, che, quando lui tornò a casa nel suo paese del Nord, crebbe ancora di più durante il viaggio, tanto che alla fine fu così lunga e così grande che la metà sarebbe bastata.
L'uomo istruito ritornò a casa e scrisse libri su quello che c'era di vero nel mondo, e su quello che c'era di buono e di bello, e passarono giorni e passarono anni, molti anni.
Una sera era seduto nella sua stanza quando bussarono debolmente alla porta.
" Avanti! " disse, ma non entrò nessuno. Allora aprì la porta e si trovò davanti un uomo straordinariamente magro, tanto che ne rimase colpito. D'altra parte quell'uomo era vestito molto elegantemente, quindi doveva essere una persona importante.
" Con chi ho l'onore di parlare? " chiese l'uomo istruito.
" E già, l'immaginavo " disse l'uomo elegante " che lei non mi avrebbe riconosciuto! Adesso ho proprio un corpo, ho ricevuto la carne e i vestiti. Lei non avrebbe certo mai pensato di vedermi in queste ottime condizioni. Non riconosce dunque la sua vecchia ombra? Certo non credeva che sarei tornato indietro. Mi è andata molto bene dall'ultima volta che ero presso di lei, mi sono arricchito in tutti i sensi. Se devo riscattarmi la libertà, lo posso fare! " E intanto agitò una gran quantità di ciondoli preziosi che pendevano dall'orologio, mise poi la mano su una pesante collana d'oro che portava intorno al collo, oh, tutte le dita brillavano di anelli e di diamanti! E niente era falso.
" Non riesco a rendermi conto! " esclamò l'uomo istruito. " Che cosa significa? "
" Certo non è una cosa comune" rispose l'ombra " ma lei stesso non è un uomo comune, e io, lo sa bene, fin da piccolo ho seguito i suoi passi. Non appena lei pensò che io fossi maturo per andarmene da solo per il mondo, andai per la mia strada; ora la mia posizione è una delle più brillanti ma ho provato una specie di nostalgia e di desiderio di vederla prima che muoia, perché lei dovrà pur morire! Inoltre volevo anche rivedere questi paesi: si ama sempre la propria patria. Mi risulta che lei abbia una nuova ombra: devo pagare qualcosa per lei o per quella? Basta che lo dica. "
" No, sei proprio tu? " disse l'uomo istruito " è davvero straordinario! Non avrei mai creduto che la propria vecchia ombra potesse tornare, e tornare come uomo! "
" Mi dica cosa devo pagarle " ripeté l'ombra " perché non mi piace essere in debito ".
" Ma come puoi parlare così " disse l'uomo istruito. " Di che debito parli? Sei libero come chiunque! Mi rallegro moltissimo per la tua fortuna! Siediti vecchio mio, e raccontami un po' come ti è andata, e che cosa hai visto là di fronte, nella casa dei vicini, nei paesi caldi" .
" Sì, glielo racconterò " rispose l'ombra, e sedette " ma lei mi deve promettere che non dirà mai in città, ovunque mi incontri, che sono stato la sua ombra. Ho intenzione di fidanzarmi, posso mantenere più di una famiglia con i miei mezzi ".
" Sta' tranquillo " disse l'uomo istruito " non dirò a nessuno chi sei in realtà. Eccoti la mia mano, te lo prometto: parola di gentiluomo! ".
" Parola di ombra! " disse l'ombra, e che altro poteva dire?
In realtà era proprio straordinario quanto fosse uomo, era vestito tutto di nero e con abiti finissimi, con gli stivaletti lucidi e un cappello che si poteva schiacciare in modo che si appiattisse, per non parlare di quello che già sappiamo, i ciondoli, la collana d'oro, gli anelli di diamanti; era veramente ben vestita, ed era questo che la rendeva uguale a un uomo.
" Ora racconterò " disse l'ombra, e intanto mise più forte che poté i piedi dagli stivaletti lucidi sul braccio della nuova ombra di quell'uomo istruito, che se ne stava come un barboncino ai piedi del padrone; e lo fece forse per superbia, o forse per provare ad attaccarla a sé, ma quell'ombra che giaceva a terra se ne rimase tranquilla ad ascoltare: voleva sapere come si faceva a diventare liberi e raggiungere il livello del proprio padrone.
" Lei sa chi abitava nella casa dei vicini? " chiese l'ombra " era la cosa più bella di tutti: la poesia! Io rimasi li per tre settimane e fu come se avessi vissuto tremila anni e avessi letto tutto quello che è stato scritto, in prosa e in versi. Glielo dico io, può credermi: ho visto tutto e so tutto! ".
" La poesia! " esclamò l'uomo istruito. " Sì, sì, lei spesso fa l'eremita nelle grandi città. La poesia! L'ho vista soltanto per un brevissimo attimo, ma il sonno mi annebbiava ancora gli occhi. Era sul balcone e brillava come l'aurora boreale! Racconta, racconta, tu eri sul balcone, sei entrato dalla porta, e poi? "
" Poi mi trovai nell'anticamera " disse l'ombra " mentre lei è rimasto seduto a guardare verso l'anticamera. Non c'era per niente luce, c'era una specie di penombra ma le porte di una lunga infilata di sale erano tutte aperte; e lì si c'era luce: io ne sarei stato fulminato se fossi arrivato fino in fondo, fino alla fanciulla; ma rimasi indietro, presi tempo, è così che si deve fare! "
" E che cosa hai visto poi? " chiese l'uomo istruito.
" Ho visto tutto e glielo racconterò; ma, e non è certo per superbia, libero come sono e con tutte le mie conoscenze, senza parlare della mia posizione e delle mie straordinarie possibilità, desidererei che lei mi desse del lei ".
" Mi scusi! " rispose l'uomo istruito. " È una vecchia abitudine, che non si perde. Lei ha pienamente ragione, e io dovrò ricordarlo. Ma ora mi racconti tutto quello che ha visto ".
" Tutto! " disse l'ombra " perché io ho visto tutto e so tutto ".
" Com'erano le sale più interne? " chiese l'uomo istruito " era come stare nella frescura di un bosco? Era come una chiesa? Erano sale che assomigliavano al cielo pieno di stelle, quando ci si trova in cima alle montagne? "
" Là c'era tutto " rispose l'ombra. " E poi io non entrai interamente, rimasi nelle prime stanze, nella penombra, ma anche li si stava molto bene, e da lì ho visto tutto e ora so tutto! Sono stato alla corte della poesia nell'anticamera ".
" Ma che cosa ha visto? Per le sale passeggiavano tutte le divinità dei tempi passati? Lottavano i vecchi eroi? Giocavano bambinetti raccontando i loro sogni? "
" Le dico che ero lì e lei capirà che ho visto tutto quello che c'era da vedere! Se fosse passato lei dall'altra parte della strada non sarebbe diventato un uomo, ma io lo divenni. E contemporaneamente imparai a conoscere la mia natura più intima, la mia essenza, la parentela che avevo con la poesia. Quando ero con lei, non ci pensavo mai, ma lei lo sa bene, quando il sole si alzava e quando tramontava io diventavo terribilmente grande, mentre al chiaro di luna ero quasi più chiaro di lei; allora io non capivo la mia natura, ma nell'anticamera la compresi! Diventai uomo, uscii maturo di là, ma lei non era più in quei paesi caldi, io mi vergognavo come uomo ad andare in giro come mi trovavo, avevo bisogno di stivali, di vestiti, di tutta quella vernice che rende riconoscibile un uomo. Allora mi misi, a lei lo posso dire tanto non lo scriverà in nessun libro, sotto le gonne di una vecchia che vendeva torte per strada. Mi nascosi là sotto, la donna non sapeva affatto che cosa nascondeva; solo di sera uscii, girai per la strada sotto il chiaro di luna, mi allungai su per i muri, il che fa un delizioso solletico sulla schiena. Corsi su e giù, guardai dentro le finestre più alte, quelle delle sale e dei tetti, guardai dove nessuno era capace di guardare e vidi quello che nessun altro vedeva, quello che nessuno doveva vedere! In fondo è un mondo infimo! Io non avrei voluto diventare uomo, se non fosse stabilito che è una cosa importante! Vidi azioni terribili, compiute da donne, da uomini, da genitori e perfino da deliziosi bambini; vidi " continuò l'ombra " quello che nessuno deve vedere, ma che tutti sarebbero tanto felici di vedere: il male del vicino. Se avessi pubblicato un giornale, quello sì sarebbe stato letto! Ma io scrissi alle persone direttamente , e seminai il terrore in tutte le città in cui arrivavo. Tutti ebbero paura di me! E allora sì che mi volevano bene! I professori mi fecero professore, i sarti mi diedero abiti nuovi, e cosi sono ben provvisto, il capo della zecca coniò monete nuove per me e le donne dissero che ero così bello! Così diventai l'uomo che ora sono. E ora la saluto, ecco il mio biglietto da visita: abito dalla parte del sole e sono sempre in casa quando piove ". E cosi l'ombra se ne andò.
" È proprio strano! " si disse l'uomo istruito.
Passarono giorni, e anni, poi l'ombra ritornò.
" Come va? " chiese.
" Ah! " rispose l'uomo istruito, " scrivo parlando del vero, del bello e del buono, ma a nessuno interessa sentire cose simili: sono proprio disperato, perché me la prendo tanto a cuore! "
" Ma io no! " disse l'ombra. " Io ingrasso, e questo bisogna cercare di fare! Lei non sa vivere in questo mondo, e le andrà male per questo. Dovrebbe viaggiare; io farò un viaggio quest'estate, vuol venire anche lei? Mi piacerebbe avere un compagno di viaggio. Vuole viaggiare come me, come ombra? Sarebbe un gran piacere averla con me, pago io il viaggio".
" Questo è davvero troppo! " rispose l'uomo istruito.
" Dipende da come si prendono le cose " rispose l'ombra. " Le farebbe proprio bene viaggiare. Se vuole essere la mia ombra, non dovrà pagare niente per il viaggio".
" È da pazzi! " esclamò l'uomo istruito.
" Ma così va il mondo " disse l'ombra " e cosi resterà! " e se ne andò.
L'uomo istruito non se la passava affatto bene, i dolori e fastidi lo perseguitavano, e quello che lui raccontava sulla verità, sul bene e sulla bellezza faceva alla maggior parte della gente l'effetto che potrebbero fare le rose a una mucca. Alla fine si era ammalato.
" Si sta riducendo come un'ombra! " gli diceva la gente, e questo faceva molta paura a quell'uomo istruito.
" Dovrebbe andare in una località termale " gli disse l'ombra che era andata a trovarlo, " non c'è altro da fare! La porterò con me, in grazia della nostra vecchia amicizia; io pagherò il viaggio e lei ne farà una descrizione, così il viaggio sarà divertente. Voglio giusto andare a curarmi in una località termale: la mia barba non cresce come dovrebbe, anche questa è una malattia, la barba bisognerebbe averla! Sia ragionevole, accetti la mia proposta, viaggeremo come compagni di viaggio ".
Così viaggiarono; l'ombra era il padrone e il padrone faceva da ombra; andarono insieme in carrozza, cavalcarono insieme, camminarono insieme, uno affianco all'altro, uno davanti e uno dietro, a seconda della posizione del sole. L'ombra badava sempre a mettersi dalla parte del padrone; ma l'uomo istruito non pensava a queste cose: aveva buon cuore ed era mite e gentile, così un giorno disse all'ombra: " Dato che siamo diventati compagni di viaggio, e che siamo cresciuti insieme dall'infanzia, potremmo anche darci del tu, sarebbe molto meglio! "
" Bene " disse l'ombra che ora era il vero padrone. " Lei ha parlato con grande benevolenza e schiettezza, e io vorrei fare altrettanto. Lei, da uomo istruito, sa certamente come è strana la natura. Certe persone non sopportano di toccare la carta grigia da pacco, e stanno male; altri hanno i brividi in tutto il corpo quando una punta striscia contro un vetro; io provo una strana sensazione quando lei mi dà del tu, mi sento come schiacciato a terra nella posizione di prima. Come vede è una sensazione, non è superbia; così io non posso permetterle di darmi del tu, ma se vuole posso senz'altro dare del tu a lei, e qualcosa avremo ottenuto lo stesso ".
E cosi l'ombra diede del tu al suo precedente padrone.
" Certo che è da matti! " pensò lui " che io debba dargli del lei e che lui mi dia del tu! "
Ma ormai non c'era niente da fare.
Così giunsero alla località termale, dove c'erano molti stranieri e tra questi una graziosa figlia di re, che aveva la malattia di vedere fin troppo bene, il che era molto preoccupante.
Immediatamente notò che il nuovo arrivato era una persona ben diversa dalle altre.
" È qui per far crescere la barba, si dice, ma io vedo la causa vera: non può fare ombra! "
Diventò molto curiosa e durante la passeggiata si mise subito a parlare con quello straniero. Come figlia di re non aveva certo bisogno di fare complimenti; così disse: " La sua malattia è che non sa fare ombra ".
" Sua Altezza Reale sta sicuramente guarendo " rispose l'ombra " io so che la sua malattia è di vedere fin troppo bene, ma ora non ce l'ha più perché io in realtà ho una meravigliosa ombra! Non vede quel tipo che viene sempre con me? L'altra gente ha un'ombra normale, ma a me non piace quello che è troppo comune. Diamo ai nostri servitori abiti più eleganti di quelli che usiamo per noi, e così io ho permesso alla mia ombra di vestirsi da uomo. Vede bene che gli ho perfino dato un'ombra. È molto costoso, ma a me piace avere qualcosa di speciale ".
" Come! come? " pensò la principessa " allora sarei proprio guarita? Questa località è la migliore che esista! L'acqua poi ai nostri giorni ha capacità meravigliose, ma io non me ne vado perché adesso viene il bello; lo straniero mi piace moltissimo. Purché la barba non gli cresca perché altrimenti partirà ".
Di sera nella grande sala da ballo la figlia del re ballò con l'ombra. Lei era leggera, ma lui era ancora più leggero, un ballerino simile lei non l'aveva mai avuto. Gli disse da quale paese proveniva e lui conosceva quel paese, c'era stato, ma quando lei non c'era; aveva guardato in tutte le finestre, in alto e in basso, aveva visto il tale e il tal'altro, e cosi poteva rispondere alla figlia del re e fare allusioni di cui lei rimase molto meravigliata: doveva essere proprio l'uomo più saggio della terra! Provò un tale rispetto per quello che lui sapeva, che quando danzarono di nuovo s'innamorò di lui, e l'ombra se ne accorse perché lei continuava a guardarlo fisso. Così ballarono ancora e lei stava per dirglielo, ma poi si trattenne: pensò al suo paese e al regno e a tutte le persone su cui avrebbe dovuto governare.
" È certo un uomo saggio " disse tra sé " e va bene! danza magnificamente, e anche questo va bene, ma chissà se ha una buona cultura? Anche questo è importante, dovrò esaminarlo ". E così cominciò a fargli domande sulle cose più difficili, su cui lei stessa non sapeva rispondere, e l'ombra fece una strana faccia.
" Ah, non sa rispondere! " disse la figlia del re.
" Ma se questo l'ho imparato da bambino! " rispose l'ombra " credo addirittura che persino la mia ombra, laggiù alla porta saprebbe rispondere! "
" La sua ombra? " esclamò la figlia del re " questo sarebbe strano! "
" Non sono proprio sicuro che lo sappia " aggiunse l'ombra " ma credo di sì; ormai mi ha seguito dappertutto per tanti anni e mi ha ascoltato, quindi dovrebbe saperlo. Ma Sua Altezza Reale mi permetta di dirle che quella ha una tale superbia, a forza di andarsene in giro vestita come un uomo, che per farla stare di buon umore - il che è necessario perché risponda bene - bisogna trattarla come un uomo ".
" Mi piace l'idea! " disse la figlia del re. Così andò da quell'uomo istruito vicino alla porta e parlò con lui del sole e della luna, e degli uomini, visti da fuori e visti da dentro, e lui rispose proprio in modo intelligente.
" Che uomo deve essere, se ha un'ombra così saggia! " pensò lei " sarebbe proprio una benedizione per il mio popolo e per il regno se io scegliessi lui come mio sposo, e lo farò! "
Subito si accordarono, sia la figlia del re che l'ombra, ma nessuno doveva saperne nulla finché lei non fosse tornata nel suo regno.
" Nessuno, neppure l'ombra! " disse l'ombra.
E aveva le sue buone ragioni per dirlo!
Così arrivarono nel paese dove la figlia del re regnava quando era a casa.
" Ascolta, mio caro amico " disse l'ombra all'uomo istruito " ora io sono proprio felice e molto importante, e voglio fare qualcosa di speciale per te: abiterai sempre con me al castello, viaggerai nella mia carrozza reale, e avrai centomila talleri d'oro all'anno, però devi lasciarti chiamare ombra da tutti, non devi dire che una volta sei stato uomo, e una volta l'anno, quando uscirò sul balcone al sole per farmi vedere, dovrai giacere ai miei piedi come una vera ombra. Ora te lo posso dire: sposerò la figlia del re! Questa sera avranno luogo le nozze".
" No, questo è troppo! " disse l'uomo istruito " non voglio, non posso farlo; significa ingannare tutto il paese, perfino la figlia del re; io dirò tutto, dirò che sono un uomo e che tu sei l'ombra, e che sei solo travestito ".
" Nessuno ti crederà " disse l'ombra " sii ragionevole, altrimenti chiamerò le guardie! "
" Vado subito dalla figlia del re! " disse l'uomo istruito. " No, ci vado prima io " disse l'ombra " e tu sarai arrestato! "
E cosi fu, perché le guardie obbedirono a quello che conoscevano come il futuro sposo della figlia del re.
" Tu stai tremando! " disse la figlia del re quando l'ombra entrò da lei " è successo qualcosa? Non devi ammalarti proprio stasera, che dobbiamo sposarci! "
" Ho vissuto la più brutta esperienza che possa succedere! " esclamò l'ombra. " È proprio vero che un povero cervello di ombra non può resistere a lungo. Pensa, la mia ombra è impazzita, crede di essere l'uomo e che io, prova a immaginarti, che io sia la sua ombra! "
" È terribile! " disse la principessa " è stato rinchiuso? "
" Sì, ma ho paura che non si riprenderà più ".
" Povera ombra! " sospirò la principessa " sarà molto infelice; credo sarebbe una buona cosa se gli togliessimo quella poca vita che ha, e pensandoci bene, penso sia proprio necessario farlo in tutta tranquillità ".
" È dura, però! " disse l'ombra " perché era un servitore fedele" e si mise a sospirare.
" Che carattere nobile! " esclamò la figlia del re.
Quella sera tutta la città era illuminata; i cannoni spararono: bum! I soldati presentarono le armi , che matrimonio! La figlia del re e l'ombra salirono sul balcone per farsi vedere e per avere un altro Hurra!
L'uomo istruito non sentì nulla, perché gli avevano già tolto la vita.


Hans Christian Andersen


Ho sempre faticato non poco a farmi una ragione del moltiplicarsi di tutti quei personaggi che senza nessuna vergogna sgomitando affollano la scena mediatica. 
Finalmente una spiegazione plausibile: sono ombre!

vincent



martedì 18 agosto 2015

Mentre il Camaleonte, molto lento e pigro, stava andando a dare agli uomini l'annuncio divino della loro immortalità, Coyote lo fece precedere di nascosto da una bestia più veloce che disse il contrario. Quando questa notizia, benché falsa, arrivò alle orecchie degli uomini, la loro mortalità divenne irrevocabile. Per addolcire quella triste sorte, comparve sulla Terra un altro semidio che, su ordine del Creatore, portò agli uomini la Musica.

Marius Schneider, La Musica Primitiva 


venerdì 27 marzo 2015

Giacomo di cristallo

Una volta, in una città lontana, venne al mondo un bambino trasparente. Attraverso le sue membra si poteva vedere come attraverso l'aria e l'acqua. Era di carne e d'ossa e pareva di vetro, e se cadeva non andava in pezzi, ma al più si faceva sulla fronte un bernoccolo trasparente.

Si vedeva il suo cuore battere, si vedevano i suoi pensieri guizzare come pesci colorati nella loro vasca.
Una volta, per sbaglio, il bambino disse una bugia, e subito la gente poté vedere come una palla di fuoco dietro la sua fronte: ridisse la verità e la palla di fuoco si dissolse. Per tutto il resto della sua vita non disse più bugie.
Un'altra volta un amico gli confidò un segreto, e subito tutti videro come una palla nera che rotolava senza pace nel suo petto, e il segreto non fu più tale.
Il bambino crebbe, diventò un giovanotto, poi un uomo, e ognuno poteva leggere nei suoi pensieri e indovinare le sue risposte, quando gli facevano una domanda, prima che aprisse bocca.
Egli si chiamava Giacomo, ma la gente lo chiamava " Giacomo di cristallo ", e gli voleva bene per la sua lealtà, e vicino a lui tutti diventavano gentili.
Purtroppo, in quel paese, salì al governo un feroce dittatore, e cominciò un periodo di prepotenze, di ingiustizie e di miseria per il popolo. Chi osava protestare spariva senza lasciar traccia. Chi si ribellava era fucilato. I poveri erano perseguitati, umiliati e offesi in cento modi.
La gente taceva e subiva, per timore delle conseguenze.
Ma Giacomo non poteva tacere. Anche se non apriva bocca, i suoi pensieri parlavano per lui: egli era trasparente e tutti leggevano dietro la sua fronte pensieri di sdegno e di condanna per le ingiustizie e le violenze del tiranno. Di nascosto, poi, la gente si ripeteva i pensieri di Giacomo e prendeva speranza.
Il tiranno fece arrestare Giacomo di cristallo e ordinò di gettarlo nella più buia prigione.
Ma allora successe una cosa straordinaria. I muri della cella in cui Giacomo era stato rinchiuso diventarono trasparenti, e dopo di loro anche i muri del carcere, e infine anche le mura esterne. La gente che passava accanto alla prigione vedeva Giacomo seduto sul suo sgabello, come se anche la prigione fosse di cristallo, e continuava a leggere i suoi pensieri.
Di notte la prigione spandeva intorno una grande luce e il tiranno nel suo palazzo faceva tirare tutte le tende per non vederla, ma non riusciva ugualmente a dormire.
Giacomo di cristallo, anche in catene, era più forte di lui, perché la verità è più forte di qualsiasi cosa, più luminosa del giorno, più terribile di un uragano.


Gianni Rodari, da " Il gatto viaggiatore "








sabato 27 settembre 2014






" Nell'istante in cui un dio manifesta la volontà di dare vita a se stesso o a un altro dio, di far apparire il cielo e la terra oppure l'uomo, egli emette un suono. Espira, sospira, parla, canta, grida, urla, tossisce, espettora, singhiozza, vomita, tuona, oppure suona uno strumento musicale".



Marius Schneider, La Musica Primitiva 

giovedì 25 settembre 2014







Mentre il Camaleonte, molto lento e pigro, stava andando a dare agli uomini l'annunzio divino della loro immortalità, Coyote lo fece precedere di nascosto da una bestia più veloce che disse il contrario. Quando questa notizia, benché falsa, arrivò alle orecchie degli uomini, la loro mortalità divenne irrevocabile. Per addolcire questa triste sorte, comparve sulla terra un altro semidio che, su ordine del creatore, portò agli uomini la musica.


da: La Musica Primitiva di M. Schneider


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Da una parte il Camaleonte, la sua capacità di metamorfosi.
Lento e pigro, si, ma capace, indicando la via  della metamorfosi, di ingannare la morte.
Dall'altra il  Coyote. 
La furbizia e la fretta, quelle promesse di facili vittorie 
che riproducono morte all'infinito.
E per l'umano, che a suo tempo scelse la furbizia e la fretta, come dono della Pietas divina,

la Musica.
Pegno d'Immortalità.


vincent 



mercoledì 6 agosto 2014








" Gli dei, sono il segno di una dinastia sotto la quale l'impossibile è possibile. Dove essi regnano, non esiste normalità; dal loro trono emana un disordine totale. La Costituzione che hanno giurato ha un solo articolo: È permessa l'avventura.


Ortega y Gasset

lunedì 5 maggio 2014








" Un uomo si prefigge il compito di disegnare il mondo.
Nel corso degli anni popola lo spazio di immagini, di province, di regni, di montagne, di baie, di vascelli, di isole, di pesci, di case, di strumenti, di astri, di cavalli e di persone.
Poco prima della sua morte scopre che questo paziente labirinto di linee traccia l'immagine del suo volto".


J. L. Borges, Il Creatore 

domenica 27 aprile 2014






" Bisognava visitarli sotto la pioggia battente, i duomi gotici: si destavano allora in vita i loro doccioni a forma di draghi, ne brillavano allora gli smalti colorati e, intasandosi, i loro condotti muggivano: ululavano le fauci di pietra, barrivano sputando i getti dell'acqua di vita. Bisognava udirle, le cattedrali. Anche alla scultura e alla pittura di molti popoli "primitivi" si deve porgere orecchio. I draghi con lingua penzoloni, che emettono dalla bocca piante, catene, nastri, li troviamo dalla Colombia britannica all'Oceania, fin sulle pareti della cattedrale di Fermo.
Vanno ascoltati, come vanno ascoltate le silenziose facce dei Maori e d'altri, tatuate di consimili motivi. Rappresentano l'urlo primordiale, il Verbo creatore, il vagito del cosmo. Stanno cioè dicendo: la realtà in ultima analisi è ondulatoria, ogni cosa si definisce dalla sua vibrazione specifica, cioè dal suo ritmo animatore; l'essenza delle cose è la loro musica: il musicista, specie il tamburino, la coglie e la riproduce, dunque tutto nasce, ha origine dal suono ed è in ultima analisi timbro e ritmo".



Elémire Zolla




sabato 12 aprile 2014






" Gli dei, all'origine, immolarono un uomo come vittima; quando fu immolato, la virtù rituale che aveva lo disertò; ed entrò nel cavallo; immolarono un cavallo; quando fu immolato, la virtù rituale che aveva lo disertò ed entrò nella vacca; quando fu immolata, la virtù rituale che aveva la disertò ed entrò nella pecora; quando fu immolata, la virtù rituale che aveva la disertò e passò al capro. Quando fu immolato, la virtù rituale che aveva entrò nella terra; scavarono per cercarla, e la trovarono: era il riso e l'orzo. Ed ecco perché ancora oggi ce li procuriamo scavando la terra". 



Satapatha-Brahamana o Brahamana dei Cento Sentieri




lunedì 30 dicembre 2013







" Antigone, sorella di tutti i morti e di tutti i malvivi, la figlia di tutti i ciechi Edipi. La vista di una donna che singhiozza su un corpo morto, nelle grandi catastrofi naturali e nelle stragi politiche, consola: quel morto non è solo, non è consegnato senza compianto alla Macchina Sociale, alla purificazione crematoriale. Violentare, sfregiare, uccidere una donna è lo stesso che uccidere l'eterna legge trasgressiva di Antigone, quella dell'amore, perdutamente ed esclusivamente scritta sugli astri".


Guido Ceronetti   

mercoledì 23 ottobre 2013






" Le storie che racconti,
non scriverle mai".



Gertrude Stein 

venerdì 30 agosto 2013






Hermes soffriva, innamorato di Afrodite, perché la dea non gli dava ascolto. Zeus lo commiserava. Mentre Afrodite si bagnava nell'Acheloo, mandò un'aquila a rapirle una "pantofola" ( soccum ). L'aquila, con la pantofola nel becco, volò verso l'Egitto per consegnarla a Hermes. Afrodite la inseguì fino alla città di Amitarnia. Lì trovò la pantofola e il dio innamorato. In cambio della pantofola, Afrodite donò a Hermes il suo corpo. Per gratitudine, Hermes insediò l'aquila nel cielo, sopra Ganimede, che un giorno dall'aquila era stato rapito.







Roberto Calasso, Le Nozze di Cadmo e Armonia



..deve aver sorriso, la dea, alla vista di questo bel ragazzo innamorato con la sua pantofola in mano. E gli si concesse. Forse non sapeva di consegnare la misura aurea del suo corpo divino all'azzardo del mondo. Nulla sospettava del perfido piacere che avrebbe provato Hermes - re degli inganni, ottimo ladro e convinto vagabondo- a imprimere nell'anima umana quel suo regale sigillo.
È il principio della nostra Storia. Nessuna Storia e concepibile se non come ritorno. È la nostalgia di casa che ci allontana dalla casa.


vincent      






















  

domenica 18 agosto 2013






 Era un anno di siccità, a Delfi. Seguì la carestia. I Delfi sapevano che non sarebbero sopravvissuti con il cibo che restava. Decisero di presentarsi tutti, con le donne e i bambini, davanti alle porte del palazzo del re, come supplici. Il re apparve e li guardò. Accanto a lui i servi disposero qualche magra cesta. Il re ne prelevava orzo e legumi, distribuendoli fra i cittadini. Cominciò dai notabili del luogo. Via via che gli si avvicinavano i più poveri, i servi affondavano sempre più le mani nella cesta e ne estraevano porzioni più piccole. Alla fine le ceste erano vuote e dinanzi al re rimanevano ancora molti poveri, in attesa. Fra loro una bambina, Carilla, un'orfana solitaria che nessuno proteggeva, si fece avanti verso il re a chiedere cibo. Il re, torvo, si slacciò un sandalo e lo scagliò sulla faccia di Carilla. L'orfana rientrò nelle file dei poveri. Poi tutti tornarono alle loro case, senza cibo.
Carilla uscì da Delfi. Sulle pendici delle Fedriadi, raggiunse un luogo che si apriva sul verde cupo di una forra. Accanto a un grande albero, Carilla si sciolse il cinto verginale e lo annodò in un cappio intorno alla gola. Poi si impiccò a un ramo. A Delfi perdurava la carestia. Ora infuriavano anche morbi che colpivano facilmente i corpi sfibrati. Il re andò a consultare la pizia. " Conciliatevi Carilla, la vergine suicida" fu la risposta. Ma il re non sapeva chi era Carilla. Scese a Delfi e chiamò a raccolta i cittadini. Chi era Carilla? Nessuno lo sapeva. Era forse una figura del mito, di cui si era cancellata la memoria? Era un enigma, uno degli usuali enigmi delfici, quella vergine suicida? Il nome di Carilla perseguitava la mente dei Delfi. Fu una delle Tiadi, sacerdotesse di Dioniso, che si ricordò il gesto del re, il sandalo gettato, - e lo collegò con il fatto che da allora la bambina era scomparsa. (.....) 






Tralasciando i poveri nella distribuzione del cibo, il re li aveva espulsi dalla vita. Colpendo Carilla, aveva compiuto un sacrificio senza cerimonia. Allora Carilla aveva innalzato quel gesto alla consapevolezza, impiccandosi. Ma il suo sacrificio non era stato percepito. I Delfi, già decimati dall'inedia e dai morti, non si erano accorti della scomparsa di Carilla, non avevano capito che Carilla non era una vittima della fame, ma di un sacrificio. L'avevano dimenticata perché era una vittima troppo perfetta: vergine, orfana, ignorata da tutti, oltraggiata dal re. E le vittime troppo perfette fanno paura, perché illuminano una verità insostenibile. (.....) Espiare una colpa non significava fare qualcosa di opposto alla colpa, ma ripetere la colpa stessa, con lievi varianti, per sprofondare nella colpa sino a condurla alla conoscenza. La colpa non stava tanto nell'aver commesso certi atti, quanto nell'averli compiuti senza accorgersene. La colpa stava nel non aver saputo che Carilla era scomparsa.






Così i Delfi predisposero una cerimonia. I cittadini si presentarono al re per chiedere cibo, come nel giorno in cui Carilla era con loro. Il re distribuì il cibo, ma questa volta diede una porzione a tutti, anche agli stranieri. Poi dalla folla portarono avanti una bambola, che aveva le fattezze di Carilla. Il re si slacciò un sandalo e lo scagliò sulla faccia della bambola. Allora la sacerdotessa che guidava le Tiadi prese la bambola. le cinse il collo con una corda e la portò sul luogo dove aveva trovato Carilla. Appese la bambola ai rami dell'albero, lasciandola oscillare al vento. Poi, accanto al corpo di Carilla, seppellì la bambola. Quella cerimonia segnò la fine della carestia.

Roberto Calasso, Le nozze di Cadmo e Armonia



Con questi bambini-manichini esposti nel 2004 a Milano, Cattelan, magari senza volerlo, ci provò. Senza risultati; perché, dopo quasi 10 anni, l'infanzia, le donne, i poveri, gli stranieri continuano a pagare il prezzo più alto di questa nostra moderna carestia.





vincent    

giovedì 14 marzo 2013

sul perdono








 Camminavano nel deserto e si riconobbero da lontano, perché erano ambedue molto alti. Facevano come fa la gente stanca quando declina il giorno. Nel cielo spuntava qualche stella che non aveva ancora ricevuto il nome. Alla luce delle fiamme Caino notò sulla fronte di Abele il segno della pietra e, lasciando cadere il pane che stava per portare alla bocca, chiese che gli fosse perdonato il suo delitto. Abele, però, disse: " Tu mi hai ucciso, o io ho ucciso te? Non ricordo più, stiamo qui insieme come prima". Allora Caino replicò: " Ora so che mi hai perdonato per davvero, perché dimenticare è perdonare".  



Borges 

martedì 7 febbraio 2012



"Il delirio sgorga in apparenza senza limiti, non solo dal cuore umano ma da ogni forma di vita, manifestandosi più che mai nel risvegliarsi della terra a primavera ed emblematicamente in piante come l'edera, sorella della fiamma, madri l'una e l'altra di Dioniso, che ne ebbe bisogno in successione per la sua nascita sempre incompleta, interminabile. Questo dio ci mostra così un soffrire insito nel nascere, un nascere soffrendo. Sua madre, Semele, non ce la fece a darlo interamente alla luce. Dio di nascita incompleta, della sofferenza e dell'allegria, egli annuncia il delirio interminabile, la vita che muore per ritornare. Dio che nasce e dio che torna. Che ubriaca, e non solo col succo della vite, suo simbolo più di ogni altro, ma soprattutto con sè stesso."

                                                                                   M. Zambrano, Chiari del bosco

mercoledì 4 gennaio 2012

Danae-Cenerentola




Antica, divina e solenne è la pioggia d'oro che inonda il grembo della principessa Danae.
La fanciulla, figlia del re di Argo, è stata rinchiusa dal padre in una cella sotterranea, perchè, segregata dal mondo, non possa concepire un bambino. La vergine sarà fecondata da una luce divina calante dall'alto, da una pioggia d'oro schizzante attraverso il tetto della cella sotterranea.
Ella raccoglie nella sua veste la pioggia d'oro e da essa spunta Zeus, il padre degli dei, con cui la vergine concepisce un figlio quasi divino, Perseo.
Tutte queste fiabe e leggende richiamano lo sgorgare dello zolfo fuso dalla cella della Morte.

Giuseppe Sermonti, Cenerentola e lo zolfo
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