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venerdì 17 aprile 2020







Quello che mi colpisce nelle videochiamate è l’incapacità di guardarsi negli occhi. Gli occhi della persona che ci parla sono spesso centrati in un altro punto: a volte mi rendo conto che faccio uno sforzo quasi fisico per poterli captare, altre volte continuo a guardarmi nello schermo, invece di porre l’attenzione sull’interlocutore. Perché è totalmente nuovo, almeno penso per quelli della mia età, entrare in relazione con gli altri senza dimenticarsi un po’ di se stessi. Invece la possibilità di avere uno sguardo realmente “ esterno “ su di noi, mentre interagiamo con gli altri, credo che falsi tutto. 
In queste situazioni mi manca “ l’idea di me “ che mi accompagna costantemente, e non è un’idea realistica, quanto una percezione interna. Io sono io, contengo in me l’idea che ho di me, sono certamente più giovane, più magra, più vivace di quanto lo sia in realtà. Quando mi rivedo nelle foto mi stupisco sempre per quanta sia la discrepanza su come mi percepisco io e come - poi - mi ritrovo e  spesso non mi riconosco. ( ....) Perdo l’aggancio con lo sguardo altrui, tengo l’attenzione sul mio aspetto, non sulle mie emozioni, inciampo sui tempi. Saltano i tempi dialogici, quelli imparati quando stavamo sdraiati con i capelli della mamma che ci cadevano sul viso, occhi negli occhi con lei, tesi a rispondere a ogni sorriso, a ogni gorgheggio.




Laura Ciapetti

domenica 30 giugno 2019







Ci innamoriamo dei personaggi? Che il malato sia trattato come un personaggio in sangue e carne, come gli eroi di romanzi e serie. Chi ha pianto per una sfortunata signora russa come potrebbe non dannarsi per la paziente Anna Careni? Il medico è scrittore: osserva, ascolta, dà un nome alle cose e non può curare se non sa comunicare. Fino a quando i medici non saranno narrativi sentiremo ancora rispondere a un paziente col tumore che chiede della sua febbre: “ È iatrogena e para neoplastica. Punto “.
La mappa non è il territorio, la malattia non sarà mai il malato. Il territorio-malato ha storie, odori e sentimenti esclusivi che si riconoscono solo dopo interazioni narrative, prima della Tac. Gli scrittori-medici sono malati perché hanno letto molto, i malati sono scrittori perché hanno molto letto.
La forma è sostanza, la precisione è vita. Le parole devono essere esatte come in un cruciverba che inizia dall’uno. Co-incidere come bisturi. Il Malato è uno orizzontale, Il Medico deve essere uno verticale.




Gabriele Bronzetti, cardiologo pediatra

giovedì 3 maggio 2018

quanto hanno ragione le madri!





Dear Fred,
Fra un paio di settimane compirò cinquant,anni. Come ti diceva quel militare prussiano: " Venti anni di servizio alle spalle e sempre ancora sottotenente " , io ti posso dire: " Mezzo secolo sul groppone e sempre ancora povero in canna! ". Quanto aveva ragione mia madre: " Ah, mio buon Karl, se ti fossi fatto un capitale, invece di ecc.! ".

Salut                                                                                                             Tuo K.M.



Lettera di Karl Marx ad Engels  

mercoledì 16 agosto 2017


Caro Robert, sono un'attrice italiana abbastanza considerata nel nostro paese, attrice di teatro con alcune esperienze cinematografiche, troppo poche per sperare di incontrarti un giorno. Eppure io lo meriterei, perché ti amo da quando avevo 14 anni. Conosco a memoria i tuoi fianchi larghi, lo stomaco che si appoggia e copre la cintura dei pantaloni, le gambe che dondolano camminando. Per questo tuo corpo che non sono mai riuscita a vedere senza eccitarmi io ho costretto fidanzati, conoscenti e parenti a camminare tutti con i piedi in dentro, come te. Inutile dire che ho visto tutti i tuoi film, pur odiando le tue partner che a volte ti preferivano Gregory Peck, come ne " Il promontorio della paura ". L'America puritana ti ha fatto interpretare personaggi negativi e violenti perché non sapeva come contenere quel tuo corpo erotico che si gonfiava sotto le camicie militari avanzando sullo schermo con il petto in avanti, il ventre che accarezzava al suo passaggio mobili e persone.
Io amo tutto di te perché tutto è ambiguo, osceno e speranzoso. E quando ti vedo amo di più la vita. Tutte le tue rotondità sono un inno all'abbandono e io, che non mi abbandono mai, aspetto che tu venga un giorno dall'America in via del Governo Vecchio, 22 Roma per toccarmi con un dito e rendermi conto che quella meraviglia che sei per me esiste veramente.

Negli anni Ottanta Piera Degli Esposti scrisse questa lettera a Robert Mitchum. Senza spedirla mai.
Dopo quasi vent'anni lo incontrò.. e gliela lesse.





sabato 22 novembre 2014







Sono il nipote  di una delle vittime provocate dall'amianto negli stabilimenti di Casale e Cavagnolo. Non so quali siano i sentimenti che prevalgono in me. Forse rabbia, forse delusione, certamente la consapevolezza di una giustizia italiana non adeguata, incapace di affrontare una problematica complessa come il disastro ambientale e le migliaia di morti dell'amianto. La prima immagine che ieri mi è comparsa davanti agli occhi è stata quella di mio zio Giovanni, le sue ultime notti all'ospedale attaccato all'ossigeno, il suo desiderio di rimanere vicino ai suoi cari ma nel contempo di porre fine alle sofferenze che lo hanno costretto, per 30 anni, a dormire con tre cuscini dietro la schiena. Me lo rivedo a miscelare a mani nude, senza mascherine, quell'impalpabile polvere che si portava anche a casa, sulle tute blu con la scritta Saca prima, Eternit poi. Oggi porterò un fiore sulla tomba di mio zio, un fiore colorato, di speranza, che contrasti con il grigio della polvere che per anni ha respirato e con il grigio, nebuloso incedere della giustizia italiana.



Giulio Bosso, Bruasco ( Torino ) 

domenica 3 agosto 2014

due giorni fa, a Gaza..







Due giorni fa, a Gaza, sotto le bombe, se n'è andato Emad Asfour, giovane palestinese che aderiva con entusiasmo alla rete di Terra Madre. Emad lavorava per la Youth Development Association, una delle poche realtà capaci di lavorare sia nella Cisgiordania che a Gaza, nata per educare i giovani ad essere i leader di domani, a recuperare la fiducia in se stessi nonostante le quotidiane umiliazioni dell'occupazione. Aveva organizzato anche un Terra Madre Day, per celebrare la produzione agricola locale e i tanti orti sui tetti che stavano nascendo nella Striscia. Considerava Slow Food come uno strumento unico per parlare di sovranità alimentare e di tutela delle tradizioni gastronomiche. Quando lo incontrai a Torino, mi donò una sciarpa della Palestina che conservo con orgoglio nel mio ufficio. Adesso che la osservo, non posso fare a meno di ricordare quanto Emad fosse un uomo giusto.



Carlo Petrini 
Fondatore di Slow Food  

domenica 13 aprile 2014






" Prego giorno e notte che siate in buona salute e faccio sacrifici agli dei a nome vostro, ma mi trattate da straniero. Non smetto mai di scrivervi, vi ho mandato sei lettere senza ricevere risposta e temo che non pensiate più a me. Sono preoccupato".

da una lettera alla famiglia di un legionario romano distaccato nella Pannonia inferiore, l'odierna Ungheria, databile intorno al 200 D.C.

domenica 3 novembre 2013





Per Lou Reed, 31 ottobre 2013; 2,15pm


Ai nostri vicini


Che autunno meraviglioso! Tutto riluce e splende come oro e tutta quell'incredibile morbida luce. L'acqua ci circonda. Lou e io abbiamo passato molto tempo qui negli ultimi anni, e anche se siamo gente di città questa è la nostra casa spirituale.
La settimana scorsa avevo promesso a Lou di portarlo fuori dall'ospedale per tornare a casa, a Springs. E l'abbiamo fatto!
Lou era un maestro di tai-chi e ha passato i suoi ultimi giorni qui, felice, abbagliato dalla bellezza, e dalla forza, e dalla dolcezza della natura. È morto domenica mattina guardando gli alberi e facendo la famosa posizione 21 del tai-chi, con le sue mani di musicista che danzavano nell'aria. Lou era un principe e un combattente e so che le sue canzoni sul dolore e la bellezza del mondo riempiranno molta gente dell'incredibile gioia che aveva per la vita.
Lunga vita alla bellezza che scende, attraversa e si impadronisce di tutti noi.

Laurie Anderson.
moglie innamorata e amica eterna.   






sabato 2 novembre 2013






da una lettera di H.Hesse:

" Caro Thomas Mann, La ringrazio di essere mio contemporaneo".




giovedì 18 luglio 2013



" Tuttavia, senti, ho letto una volta che gli antichi saggi credevano che nel corpo ci fosse un ossicino minuscolo, indistruttibile, posto all'estremità della spina dorsale. Si chiama luz in ebraico, e non si decompone dopo la morte né brucia nel fuoco. Da lì, da quell'ossicino, l'uomo verrà ricreato al momento della resurrezione dei morti. Così per un certo periodo ho fatto un piccolo gioco: cercavo di indovinare quale fosse il luz delle persone che conoscevo. Voglio dire quale fosse l'ultima cosa che sarebbe rimasta di loro, impossibile da distruggere e dalla quale sarebbero stati ricreati. Ovviamente ho cercato anche il mio, ma nessuna parte soddisfaceva tutte le condizioni. Allora ho smesso di cercarlo. L'ho dichiarato disperso finché l'ho visto nel cortile della scuola. Subito quell'idea si è risvegliata in me e con lei è sorto il pensiero, folle e dolce, che forse il mio luz non si trova dentro di me, bensì in un'altra persona.


David Grossman






Cosa di più apparentemente inerte di un osso?
Cosa di più visibilmente vivo del rosso canale midollare che lo attraversa?
È come se in noi dimorasse la quiete di un fuoco che solo la potenza del desiderio può risvegliare.
La bella addormentata.


vincent 

mercoledì 1 maggio 2013






Marianna ha 24 anni e scrive dal cantiere di un palazzo del Cinquecento dove presta gratis la sua opera di restauratrice, in attesa di un contratto che chissà quando arriverà. Il suo sogno era lavorare con la Maestra che firma il restauro. Ha scoperto una donna insensibile e una professionista approssimativa, abile solo nel conoscere la " gente giusta": alla sua ombra spocchiosa faticano tecnici formidabili. Poi ci sono i muratori impegnati nella ristrutturazione del palazzo, in maggioranza non italiani. Ogni tanto si perdono nei gesti precisi di Marianna: 
"Ma non fai prima a buttare quel pezzo e a rifarlo daccapo?". Lei spiega che si tratta di un reperto rinascimentale e i muratori arretrano di un passo, intimiditi dal peso della Storia. Un giorno uno di loro, un egiziano dal volto solenne, ha sgridato due colleghi albanesi:" Parlate italiano! Se qui ognuno usa la sua lingua, come facciamo a capirci?". E lì, dice Marianna, " nella mente mi si è srotolato un mondo di pensieri: la torre di Babele e la nostra lingua che ci legava tutti in quella stanza, un cantiere multietnico che costruisce il nuovo sulla nostra storia, dove i padroni non si accorgono della competenza e dell'umanità di chi lavora per loro, delle tante piccole formiche che rimettono insieme i pezzi del passato e vedono nell'Italia un occasione per vivere, la nazione più emozionante che il Mediterraneo abbia generato".
Buon Primo Maggio, Marianna, lavoratrice senza stipendio e sognatrice coi piedi saldamente appoggiati alle nuvole. Anche se il primo maggio tornerà a essere una festa soltanto quando saremo riusciti a dare certezze alle formiche di talento come te.



Massimo Gramellini




Sono sicuro che Gramellini non se la prenderà se mi sono permesso di sostituire al nome - Laura - della sua lettrice quello di mia nipote Marianna. È che le corrispondenze sono tante e tali che sarebbe stato impossibile resistere alla tentazione.
Sia a Laura che a Marianna, comunque, un gioioso Primo Maggio! 


vincent  

venerdì 12 aprile 2013

umanitarismo e umanità







Siamo pronti a correre sulla striscia di Gaza per difendere una popolazione dalle bombe, a fiaccolare in piazza per una donna che si svela o per un marò che forse ha ucciso, a pregare nella notte per l'idratazione forzata di una malata terminale o per la fine delle sue sofferenze. Siamo pronti a imbarcarci su corvette in difesa delle balene o su crociere per salvare naufraghi; a scendere in piazza per la libertà di stampa o per la libertà di scelta; a condividere il nostro piatto, il nostro letto col povero e con il vagabondo; a cercare l'ultima monetina nel nostro portafogli, per l'ambulante che ci fa tenerezza. Poi, però, non sappiamo accorgerci se il nostro vicino di casa sta per fare una strage, se un nostro amico vorrebbe morire, se il nostro amore ci sta lasciando, se un conoscente non ce la fa proprio più e di là a poco si getterà da un ponte. 
Siamo umanitari ma a volte ci manca l'umanità.



Matteo Wells

lunedì 1 ottobre 2012

la grandezza delle donne si vede..



La grandezza delle donne si vede dal mattino


Sorseggi il caffè e osservi il parco dalla finestra di cucina, è l'unico momento da dedicare a te stessa, fallo lentamente, dovrà bastarti per tutta la giornata. Lo sfrigolio delle calze, scarpe e foulard intonati al rossetto, un filo di trucco, così comincia la tua giornata fuori casa, dopo aver preparato la colazione per tutti, avviato la lavatrice, portato il cane fuori e infilato  il naso nel congelatore per decidere cosa fare per cena. Prima di uscire un bacio al piccolo, una carezza a Tex e le solite raccomandazioni al sottoscritto, come se ogni giorno fosse il primo in sella a uno scooter, poi insinui la mano tra lo stipite e la porta per socchiuderla appena e chiedi a Roby dove ha parcheggiato l'auto ieri notte, per la risposta sai che ci vorrà tempo, è ancora in catalessi. Guardi l'orologio, c'è ancora il tempo per sistemare il casino sul lavandino del bagno grande, Ale è tornato tardi e, come al solito, ha lasciato tutto sottosopra. C'è un bel sole, puoi sistemare lo stendino in balcone, i panni asciugheranno più in fretta, infine indossi il piumino, afferri la borsa e corri giù per le scale. Si è fatto tardi anche stavolta... e sei appena all'inizio. Buon lavoro, amore mio.


Marco Tiddi, Roma 

mercoledì 16 maggio 2012

due lettere di F. D. Dostoevskij







"Presentate un paradosso qualsiasi, ma non portatelo fino in fondo e vi riuscirà una cosa spiritosa e fine, comme il faut ; provate invece a portare qualche parola arrischiata fino in fondo, dite, per esempio, ad un tratto: " questo è proprio il Messia", direttamente e non con una allusione, e nessuno vi crederà, appunto per la vostra ingenuità, appunto perchè avete portato fino in fondo, avete detto l'ultimissima vostra parola"

da una lettera a V. S. Solov'ev, 28 luglio 1876



" Io vi dirò di me che sono un figlio della miscredenza e del dubbio e che ( lo so ) lo resterò fino alla tomba. Quante terribili sofferenze mi è costata e mi costa ora questa sete di fede, la quale è tanto più forte nell'anima mia, quanti più sono gli argomenti contrari. E tuttavia Dio mi manda talvolta dei minuti, nei quali io sono del tutto sereno; in questi minuti io amo e trovo di essere amato dagli altri e in questi minuti io ho cercato in me stesso il simbolo della fede, nel quale tutto mi è chiaro e sacro. Questo simbolo è molto semplice; eccolo: credere che non c'è nulla di più bello, di più profondo, di più simpatico, di più ragionevole, di più virile e perfetto di Cristo e non solo c'è, ma con geloso amore mi dico che non può non esserci. E non basta; se mi si dimostrasse che Cristo è fuori della verità ed effettivamente risultasse che la verità è fuori di Cristo, io preferirei restare con Cristo anzichè con la verità."

da una lettera a N. D. Fonvizina, febbraio 1854 



 

giovedì 27 ottobre 2011

lettera al quotidiano " La Repubblica" del dott. Gabriele Bronzetti

" Ora che la diagnosi è nota ( endocardite batterica) abbiamo un motivo in più per accostare Vasco Rossi a Gustav Mahler (inutile sottolineare la comune rottura con l'epoca di appartenenza). Il rocker emiliano nonostante la vita spericolata non ha rischiato di morire come le star del rock, le maledette j (Janis Joplin, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Jones Brian dei Rolling Stones, John Bonham dei Led Zeppelin), ma come il morigerato musicista boemo morto esattamente un secolo fa all'età di 51 anni per un'infezione al cuore. Echi dell'anomalo ritmo cardiaco risuonano nel primo movimento della Nona, l'ultima incompiuta. La quarta sinfonia, dove il testo inneggia al vino che " non costa un quattrino nelle cantine celesti", può essere accostata alla canzone manifesto di Vasco Rossi sull'oblio etilico di provincia "... come le star a bere del whisky al Roxy bar". Io, cardiologo, continuerò ad ascoltare valvole mitrali con il mio stetoscopio. Sarei felice se anche solo un giovanotto Vascopatico mettesse su un mp3 di Mahler, e un solo canuto Mahlerofilo sentisse per una volta il Blasco.
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