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sabato 5 ottobre 2019







Per essere davvero medioevali bisognerebbe non avere un corpo.
Per essere davvero moderni, bisognerebbe non avere un’anima.
Per essere davvero greci bisognerebbe essere nudi.



Oscar Wilde

venerdì 15 dicembre 2017


La figura solitaria dal viso assorto, i capelli neri raccolti sulla nuca, siede su un alto trono esagonale. La testa è circondata da un'aureola di luce inscritta nel contorno di una più ampia mandorla che si intravede sullo sfondo brunito del lungo rotolo di seta dipinta. Uno sfolgorio di rosso e oro accomuna i petali dell'immenso fiore di loto dischiuso sotto le sue gambe incrociate e il simbolo della croce che regge tra le dita sottili della mano sinistra, all'altezza del cuore, mentre le dita della destra compongono un esoterico gesto. È il Buddha, ed è insieme il Cristo, e in entrambe le vesti è stato venerato per secoli dagli adepti della comunità manichea del sud della Cina per cui la sua immagine, conservata dall'inizio del Seicento nel tempio zen di Seiun-ji in Giappone, fu prodotta fra il XII e il XIII secolo.
" O vasto e gentile Gesù Buddha, ascolta le mie parole di dolore. Modesto e sempre desto Re della Mente, Anticipatore del Pensiero, guidami fuori da questo mare avvelenato, verso l'acqua fragrante dell'Emancipazione ", si legge nel Rotolo innologico manicheo della British Library, la più antica attestazione liturgica del culto di Gesù in quanto Buddha tra i seguaci di Mani della Cina medievale.


Da un articolo di Zsuzsanna Gulacsi, grande esperta di manicheismo e ripreso da Silvia Ronchey su Repubblica 16.1.16




venerdì 17 luglio 2015

Tutti noi siamo..


Tutti noi siamo degli io; ognuno di voi, di voi che mi leggete è un io ( .... ) E io non difendo né predico un io puro ( .... ) Difendo e predico, invece, l'io impuro, quello che è, allo stesso tempo, se stesso e tutti gli altri insieme. Perché io - ah lettori miei! - pretendo di essere allo stesso tempo io e voi, di essere in qualche modo, e in qualche momento, ciascuno di voi. Perché se io, Miguel de Unamuno, non fossi anche, allo stesso tempo, ciascuno di voi lettori, voi non mi leggereste.

Miguel de Unamuno





domenica 5 aprile 2015

Il gorgheggiare degli uccelli all'Aurora..

Il gorgheggiare degli uccelli all'Aurora: la corolla da cui l'Aurora sembra abbracciata, cullata, e che ne fa un fiore unico. Fiore dell'Aurora da cui emana un profumo fragrante che è insieme mortale ( odore di ciò che è appena morto o sta morendo ) e nascente ( odore di ciò che sta nascendo o nascerà ).
Corolla e corona, in un movimento inafferrabile e irrafigurabile, come quello che, secondo la leggenda, si generò anche attorno alla testa del sacrificato: bianche rondini che volteggiando si oscurano di dolore, offrendo così l'intangibile adesione del mondo animale al fianco della croce, in alto, mentre ai piedi, come grandi uccelli, c'era la triade indelebile della parola dell'amore e della suprema rivelazione, dell'Assunzione e dell'assunzione dell'amore terreno: Maria Maddalena, serpe del paradiso, attorcigliata alla croce, trascinandosi ancora, come sempre, e sollevandosi ai piedi di lui.


Maria Zambrano






sabato 4 aprile 2015

Allora Pilato Gli disse..


Allora Pilato Gli disse: " Dunque tu sei re? ". Rispose Gesù : " Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto al mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce ".
Gli dice Pilato: " Che cos'è la verità? ".
Nessuna risposta.

La domanda di Pilato, formulata in latino, diventa: " Quid est veritas? "
Ad Agostino d'Ippona bastò anagrammare " Quid est veritas " per interpretare correttamente il silenzio di Gesù. In quel " Quid est veritas? ", infatti, trovò contenuto: " Est vir qui adest ".

Cosa è la verità?  È l'uomo che ti sta davanti !






sabato 5 luglio 2014







Itaca



Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente ,e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta, più profumi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.



Constantinos Kavafis  

martedì 2 aprile 2013








" Si verificherà il fatto singolare che ogni altra persona in cui ci imbattiamo e che abbia qualcosa a che fare con noi, avrà col nostro io un rapporto più stretto di ciò che si trova rinchiuso nella nostra pelle. In tal modo l'uomo procede verso un'epoca di socialità per cui in avvenire potrà dire a se stesso: " Il mio io si trova in tutti quelli che incontro, assai più che qua dentro; in quanto vivo tra nascita e morte come uomo fisico, io ricevo il mio io da ogni parte, ma non da ciò che si trova racchiuso entro la pelle".



Rudolf Steiner , "Come ritrovare il Cristo" 

sabato 6 ottobre 2012

non crediate che io sia venuto..


Parigi, Sainte Chapelle; Cristo dell'Apocalisse al centro del rosone


" Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra.
Non sono venuto a portare la pace, ma la spada.
Perché sono venuto a dividere il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera; i nemici dell'uomo saranno i suoi familiari".


Matteo 10, 34-38 

mercoledì 3 ottobre 2012

ricordati che colui che..





" Ricordati che colui che tira i fili è questo Essere celato in noi, è Lui che suscita la nostra parola, la vita nostra, è lui l'Uomo... cosa ben più divina delle passioni che ci rendono simili a marionette e nient'altro."


Marco Aurelio

martedì 21 agosto 2012

un uomo è come due colombi


La visitazione, Jacopo Carucci detto il Pontormo


" Un uomo è come due colombi
appollaiati su un ciliegio.
Un uccello mangia,
mentre l'altro lo guarda in silenzio".

Upanishad

lunedì 16 luglio 2012



L'amore dopo l'amore
Verrà il momento
in cui, con gioia,
saluterai te stesso mentre arrivi
alla tua porta, nel tuo specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell'altro,

dicendo: siediti qui. Mangia.
Amerai di nuovo l'estraneo che era in te.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, all'estraneo che ti ha amato

per tutta la vita, che hai ignorato
per un altro, che ti conosce a memoria.
Togli le lettere d'amore dallo scaffale dei libri,

le foto, gli appunti disperati,
sbuccia la tua immagine dallo specchio.
Siediti. Banchetta con la tua vita.


Derek Walcott

giovedì 17 maggio 2012




" Lo sport è io. È battaglia dove prima si colpisce, poi ci si riconosce. Il cuore non si slaccia, si abbottona. Io, l'altra, quasi mai noi. Non ci sono pomate per le ferite, anzi si gioca su debolezze e fragilità: per fare male. Se scendi tu, salgo io. Lo sport è pratico, ha la democrazia dei faraoni e l'essenzialità dei numeri. Però vede in faccia l'avversaria, ne sente il respiro, registra l'affanno, lo riconosce simile al suo. Non c'è nulla di più intimo di una sconfitta e di un successo. Lo devi dividere con chi ti ostacola, strappare e difendere con orgoglio. È un viaggio al termine della notte e alla fine nello specchio tu sei l'altra e l'altra te."


Emanuela Audisio
.

domenica 8 aprile 2012






" Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto."


Giovanni, 12, 24

la neve dei narcisi..





La neve dei narcisi era rimasta vergine di qualsiasi impronta umana; i rapitori di Dio avevano camminato nel cielo. Il giardiniere curvo verso terra stava sarchiando un'aiuola: alzò la testa sotto quel cappellaccio di paglia che lo aureolava di sole e d'estate; io caddi in ginocchio, invasa da quel dolce tremito delle donne innamorate che si sentono traboccare per tutto il corpo la sostanza del proprio cuore. Aveva sulla spalla il rastrello che gli serve per cancellare le nostre colpe: stringeva nella mano il gomitolo di filo e le cesoie affidati dalle Parche al loro fratello eterno. Si apprestava a scendere all'inferno per la strada delle radici. Conosceva il segreto del rimorso delle ortiche, dell'agonia del verme: il pallore della morte non lo aveva abbandonato, e così pareva essersi travestito da giglio.

Marguerite Yourcenar
Maria Maddalena o Della Salvezza


Anche se a propulsione spirituale, per troppo tempo l'immagine del Risorto l'abbiamo descritta come quella di un dio-uomo-missile che, concluso il viaggio terrestre, si allontana più veloce della luce per riprendere il suo posto alla destra del Padre.
Ecco che invece Maria di Magdala incontra un giardiniere, nulla di più inutile se immaginato nell'altrove del cielo o nel vecchio buon Eden dove mai ci fu bisogno di rastrelli.
Dunque un giardiniere, uno che trascorre il suo tempo a proteggere radici, potare rami, contenere muretti che spanciano, controllare lune, e poi seminare, trapiantare, innaffiare.. immaginare.
Tutte assunzioni di responsabilità e nessuna pretesa di proprietà.
Felice Pasqua di Resurrezione!


vincent



sabato 7 aprile 2012

un luogo all'uomo..






Questa Croce,dunque, è Lei che ha congiunto tutte le cose per mezzo del Logos e ha posto un limite agli esseri generati e inferiori; quindi, si è espansa in ogni cosa. Ma questa non è la croce di legno che tu vedrai, quando discenderai di qui. Nè quello sulla croce sono io, che ora tu non vedi, ma ne odi solo la voce. Fui creduto quello che non sono, non essendo quello che ero per molti altri. Quello che poi diranno di me è misero e indegno di me.( ....) Tu odi che io ho sofferto, e che non ho sofferto; che non ho sofferto, e che ho sofferto; che fui trafitto e che non fui trafitto; che fui appeso e non fui appeso; che il sangue scorse da me, e non scorse; in breve, quello che altri dicono di me, non l'ho sperimentato, ma quello che gli altri non dicono, io l'ho sofferto. Ciò che questo significa te lo spiego; so che tu lo comprenderai. Riconoscimi dunque come l'arresto del Logos, il trafiggimento del Logos, il sangue del Logos, la ferita del Logos, l'appendimento del Logos, il dolore del Logos, l'inchiodatura del Logos, la morte del Logos. E così io parlo, dopo aver dato un luogo all'uomo. Riconosci, dunque, dapprima il Logos, quindi conoscerai il Signore e per terzo l'uomo e ciò che ha sofferto.

Atti di Giovanni   

giovedì 5 aprile 2012







" La mia entrata nella sala del banchetto bloccò ogni mascella; gli Apostoli si alzarono in tumulto temendo di essere infettati dal contatto con la mia gonna: agli occhi di quei benpensanti io ero impura come se fossi continuamente mestruata. Dio soltanto se n'era rimasto sdraiato sul suo sedile di cuoio: io riconobbi d'istinto quei piedi consumati fino all'osso a forza di camminare su tutte le strade del nostro inferno, quei capelli pullulanti di parassiti d'astri, quegli immensi occhi puri come i soli frammenti che gli restassero del suo cielo. Era brutto come il dolore; era sporco come il peccato. Caddi in ginocchio, ringhiottendo il mio sputo, incapace di aggiungere un sarcasmo all'orribile peso di quella desolazione di Dio. Vidi subito che non lo avrei potuto sedurre dal momento che non mi fuggiva. Mi sciolsi i capelli come per coprire meglio la nudità del mio peccato; vuotai davanti a lui la fiala dei miei ricordi. Capivo come quel Dio fuorilegge avesse dovuto sgusciare un mattino fuori dalle porte dell'alba, lasciandosi dietro le persone della Trinità sbalordite di essere rimaste in due. Aveva preso alloggio nella locanda del tempo; si era prodigato con innumerevoli passanti che rifiutavano di dargli l'anima ma pretendevano da lui ogni sorta di gioie tangibili. Aveva sopportato la compagnia dei banditi, il contatto dei lebbrosi, l'insolenza dei gendarmi: accettava come me l'orribile sorte di appartenere a tutti."


Marguerite Yourcenar, Maria Maddalena o Della Salvezza

venerdì 30 marzo 2012

immagini allo specchio




Morsa al calcagno dal serpente, l'Umanità in Eva subisce nei piedi la ferita.
L'Angelo annunziante saluta Maria sussurrandole: " Ave!", Eva allo specchio. 
Nello specchio d'acqua dove i piedi di Pietro sono sanati dall'acqua, il volto del Cristo. 

E poi c'è lo specchio d'acqua nel quale Narciso scopre la propria immagine, innamorandosene.





Nella prima immagine il volto appare come generato nello spazio dei piedi, come se dal fiore-piede maturasse il frutto-volto; sono piedi che hanno calpestato la terra, hanno tracciato percorsi, mossi dalla " mancanza", animati dal " desiderio".
Nella seconda immagine nulla viene generato.
Nella perfetta atemporalità di questo suo ammirarsi, Narciso, che più volte ha respinto Eros ( figlio di Penìa, figlio della Mancanza), s'affaccia sull'orlo dello stagno.. evita il contatto con l'acqua.. gode di un riflesso scambiandolo per la realtà. 






" Pensare che entreremo in paradiso e non in noi stessi è uno sproposito."

Teresa D'Avila  









"Credente non è chi ha creduto una volta per tutte, ma chi, in obbedienza al participio presente del verbo, rinnova il suo credo continuamente. Ammette il dubbio, sperimenta il bilico e l'equilibrio con la negazione lungo il suo tempo."

Erri De Luca



Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: " Chi cercate?" Gli risposero: " Gesù il Nazareno." Disse loro Gesù:" Sono io!" Vi era là con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse: "Sono io!", indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: " Chi cercate?" Risposero: " Gesù il Nazareno" Gesù replicò: " Vi ho detto che sono io! Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano." 

Giovanni 18, 4

..e più avanti:

Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina. Gesù gli rispose: " Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i giudei si riuniscono e non ho mai detto nulla di nascosto. 

Giovanni 18, 19





Nella pancia di questo cavallo, invece, come tutti sappiamo, si nascose Ulisse lo scaltro, e muovendo da quell'oscurità, sferrò l'attacco decisivo alla città.









Il confronto fra queste ultime due immagini bene testimonia come la vicenda del Cristo venga a sancire la fine della logica degli espedienti, delle astuzie, delle furbate.
Qui la vittoria autentica è il superamento definitivo di ogni ambiguità: " Quello che cercate sono io!" A tal punto potente che a quelle parole gli inquisitori indietreggiano e cadono a terra, come se l'elevarsi sulla verticalità dell'uomo che hanno di fronte comportasse una perdita della loro.
E si tratta della stessa limpida determinazione che, nell'episodio dell'adultera, aveva fatto dire al Cristo: " Chi è senza peccato scagli la prima pietra!"
L'assunzione della responsabilità individuale chiede di entrare nella storia.
Le conseguenze di questa consegna saranno la flagellazione e l'incoronazione di spine.







Così, muovendo dai piedi- non potrebbe essere altrimenti- e passando per il tronco.. giungiamo alla testa.







" Il volto mi si impone
senza che io possa essere sordo al suo appello
nè dimenticarlo..
mette in questione la coscienza..
il volto è di per sè stesso visitazione e trascendenza..
il volto parla.
Parla in quanto è lui
che rende possibile e inizia ogni discorso."

Emmanuel Lévinas

  




sabato 17 marzo 2012





" Io non sono io,
Io sono quello che cammina al mio fianco
senza che io lo veda,
che visito spesso e spesso dimentico.
Quello che tace tranquillamente
quando io parlo,
che perdona con mitezza
quando io odio,
che vaga dove io non sono,
che rimarrà eretto
quando io muoio."

Juan Ramon Jimenéz 
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