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sabato 25 gennaio 2025





A chi somiglia l’ignoto del Museo Mandralisca? Al mafioso della campagna e a quello dei quartieri alti, al deputato che siede sui banchi della destra e a quello che siede sui banchi della sinistra, al contadino e al principe del foro; somiglia a chi scrive questa nota ( ci è stato detto ); e certamente somiglia ad Antonello. E provatevi a stabilire la condizione sociale e la particolare umanità del personaggio. Impossibile. È un nobile o un plebeo? Un notaro o un contadino? Un uomo onesto o un gaglioffo? Un pittore un poeta un sicario? “ Somiglia “, ecco tutto.


Leonardo Sciascia, L’ordine delle somiglianze 



Apparve la figura di un uomo a mezzo busto. Da un fondo verde cupo, notturno, di lunga notte di paura e incomprensione, balzava avanti il viso luminoso. Un indumento scuro staccava il chiaro del forte collo dal busto e un copricapo a calotta, del colore del vestito, tagliava a mezzo la fronte. L’uomo era in quella giusta età in cui la ragione, uscita salva dal naufragio della giovinezza, s’è fatta lama d’acciaio, che diverrà sempre più lucida e tagliente nell’uso ininterrotto. L’ombra sul volto di una barba di due giorni faceva risaltare gli zigomi larghi, la perfetta, snella linea del naso terminante a punta, le labbra, lo sguardo. Le piccole, nere pupille scrutavano dagli angoli degli occhi e le labbra appena si stendevano in un sorriso. Tutta l’espressione di quel volto era fissata, per sempre, nell’ increspatura sottile, mobile, fuggevole dell’ironia, velo sublime d’aspro pudore con cui gli esseri intelligenti coprono la pietà. Al di qua del lieve sorriso, quel volto sarebbe caduto nella distensione pesante della serietà e della cupezza, sull’orlo dell’astratta assenza per dolore, al di là, si sarebbe scomposto, deformato nella risata aperta, sarcastica, impietosa o nella meccanica liberatrice risata comune a tutti gli uomini.


Vincenzo Consolo, Il sorriso dell’ignoto marinaio 

 

giovedì 2 maggio 2024

  



L’arbusto che fu salvo dalla guazza 
 dell’invernata scialba
sul davanzale innanzi al monte
crespo di pini e rupi - più tardi, nel tempo
d’estate, entra l’aria pastorale
e le rapisce il fresco la creta
grave di fronte - nelle notti
di polvere e calura
ventosa, quando non ha più voce
il canale riverso, smania 
la fiamma del fanale
nel carcere di vetro e l’apertura 
sconnessa - la plumelia Bianca
e avorio, il fiore
serbato a gusci d’uovo sullo stecco,
lascia che lo prenda
furia sitibonda
di raffica cui manca
dono di pioggia,
pure il rovo ebbe le sue piegature
di dolcezza, anche il pruno il suo candore.



Lucio Piccolo, Plumelia, la seta, il raggio verde e altre poesie

venerdì 18 febbraio 2022


“ Essere o non essere, non c’è problema “


Enzo Sellerio



 

 

sabato 10 ottobre 2020










Vespro


Una volta credevo in te; ho piantato un fico.
Qui, in Vermont, paese
senza estate. Era una prova: se l'albero viveva,
allora tu esistevi.

Questa logica dice che non esisti. O esisti
esclusivamente nei climi caldi,
nella torrida Sicilia, in Messico, in California,
dove crescono inimmaginabili
albicocche e fragili pesche. Forse
vedono la tua faccia in Sicilia; qui vediamo appena
l'orlo del tuo vestito. Devo addestrarmi 
a dare una parte dei pomodori a John e Noah.

Se c'è giustizia in qualche altro mondo, a quelli
come me, che la natura spinge 
a vite di astinenza, dovrebbe toccare
la parte più abbondante di tutte le cose, di tutti
gli oggetti della fame, l'insaziabilità
essendo lode di te. E nessuno loda
più appassionatamente di me, con 
desiderio più dolorosamente frenato, o più merita
di sedere alla tua destra, se esiste, partecipando
del perituro, il fico immortale,
che non viaggia.




Louise Glück

lunedì 9 marzo 2020





Buttate un occhio al cognome della pasticcera che si è aggiudicata la vittoria nell’ultimo talent di pasticceria e capirete il perché della recente fuga pazza verso il nostro tanto denigrato sud..


vincent 

domenica 12 gennaio 2020









Sai tu cos’è un ragazzo del sud nell’ora di mezzogiorno? Quando si sdraia con la nuca su un sasso a seguire gli zig zag degli uccelli impigliati nel cielo; oppure scende nei torrenti a catturare le mignatte da vendere alla femmina guaritrice; e poi per asciugarsi si rotola nell’erba... Quanti scongiuri e fatture sapevo, allora. E sarebbe stato sufficiente pronunziarne uno, facendo le mosse con un coltello, per tagliare la chioma della tromba marina, quando la vedi attorcigliarsi scura scura all’orizzonte.




Gesualdo Bufalino, Diceria dell’Untore

martedì 15 gennaio 2019







Il gioco delle somiglianze è in Sicilia uno scandaglio delicato e sensibilissimo, uno strumento di conoscenza... a chi somiglia l’ignoto del museo Mandralisca? Al mafioso della campagna e a quello dei quartieri alti, al deputato che siede sui banchi della destra o a quello che siede sui banchi della sinistra, al contadino o al principe del foro; somiglia a chi scrive questa nota - ci è stato detto - ; e certamente somiglia ad Antonello. E provatevi a stabilire la condizione sociale e la particolare umanità del personaggio. Impossibile. È un nobile o un plebeo? Un notaro o un contadino? Un pittore un poeta un sicario? Somiglia, ecco tutto.



Leonardo Sciascia

lunedì 5 novembre 2018







" Mangiano come se dovessero morire subito..
e costruiscono le loro case come se non dovessero morire mai "



Empedocle, 495-444 A.C. parlando dei suoi concittadini di Agrigento

domenica 4 novembre 2018

Palermo oh cara!


foto di Letizia Battaglia




Palermo, 31 gennaio,
da casa al centro città quattro ambulanze, due autobotti dei pompieri, una pantera della polizia che s'infila contromano diretta, mi pare di capire, ad un capannello di piccola, sbracata, delinquenza locale. A metà strada, all'altezza di un pronto soccorso molto frequentato c'è un semaforo con il rosso sempre acceso, e così capisco che è verde solo quando anche il verde è acceso: è il rosso del " mai abbassare la guardia! ". Arrivo, e la stradina che finisce al mare dove di solito parcheggio la trovo trasformata in un piccolo, ordinato campo nomade, la biancheria stesa, una giovane donna che si prova un vestito specchiandosi nel retrovisore della roulotte.
Eppure, di tanto in tanto, qualche eroico resistente rilascia lo scontrino, o frena, o addirittura ferma la macchina per farti passare sulle strisce, esponenti di una umanità del futuro che vuole mostrarcelo nel presente. E che mi dà una mano a innamorarmi di questo presente. Anni interi spesi a indagare piccole o supposte grandi verità, ed ecco che Palermo ti squaderna davanti la realtà, e tu, che mai ti sei arreso, che hai sempre voluto cambiarla la realtà, finalmente ti sorprendi ad amarla per quello che è. Certo che un grande aiuto me lo danno i partigiani del coraggio civile che si incontrano. Nessun dubbio, lo fa da secoli: Palermo frigge. Ma la novità è che in molti- che dio li benedica - cominciano a pensare che è arrivata l'ora di cambiare l'olio.

vincent
            

lunedì 19 marzo 2018

San Giuseppe

E poi c'era la pasta. Ve lo ricordate qual'era la pasta che si preparava a S.Giuseppe? La pasta con le sarde. Un'altra bellissima metafora dell'essere siciliani, dell'essere palermitani, dell'essere portatori sani di teatro. Quando c'è un inciucio, il palermitano dice che " finí a pasta chi sardi ". Nella pasta con le sarde i sapori si confondono, si coprono l'uno con l'altro, il finocchietto fa la guerra con la sarda, che fa la guerra con l'uva passa, che fa la guerra coi pinoli. E quella pasta si preparava proprio a S.Giuseppe, a mischiare il sacro e il profano, la diceria e la scaramanzia.


Salvo Piparo, attore palermitano 





sabato 17 febbraio 2018

lunedì 11 dicembre 2017


Da un'intervista di Mario De Santis al puparo Mimmo Cuticchio:

" La sua è stata una vita errante: lei in teatro c'è nato davvero. "

" Quella della mia famiglia era una compagnia cosiddetta " dei camminanti ", quelli che col carretto prima, e col furgone poi, giravano tutta la Sicilia paese per paese. A Gela, gli spettatori già seduti e mia madre in pieno travaglio. Fecero uscire tutti, mamma si sdraiò sulle tavole e mi fece nascere. Quando dissero a mio padre " Giacume', ti nasciu u mascuiddu, si' cuntentu? ", lui rispose " Certo ca sugnu cuntentu, mi dispiaci sulu ca mi fici perdiri l'incasso da' serata ".






giovedì 30 marzo 2017


... e sempre mi viene in mente quel consigliere comunale di Agrigento che, per difendere gli abusi edilizi - realizzati dai cosiddetti " abusivi di necessità ", quale eufemismo! - sosteneva che i veri manufatti abusivi agrigentini erano i Templi, perché negli archivi degli uffici comunali non risultavano licenze o concessioni rilasciate ai greci antichi che li avevano innalzati.

Gaetano Savatteri, " Non c'è più la Sicilia di una volta "




giovedì 23 marzo 2017




Uno aveva un negozio di videocassette ma odiava i clienti. Vendeva e affittava, ma solo i film che piacevano a lui: film d'autore o cassette porno, sulle quali sapeva dare consigli. Se il cliente insisteva per una via di mezzo, magari un filmetto da vedere il sabato sera in famiglia, veniva cacciato fuori dal negozio. (....) Uno era un uomo di teatro molto potente, che telefonava alle persone dicendo per prima cosa: " Scusa, ma adesso non ho tempo di parlarti ".
E riattaccava.
Un giorno convocò d'urgenza i suoi uomini più fidati, dalla sarta ai tecnici di palcoscenico, e quando furono riuniti si alzò dal suo posto, aprì la giacca e chiese loro: " Secondo voi sono dimagrito? ".
E tutti in coro risposero: " Sì ".


Roberto Alaimo, " Repertorio dei pazzi della città di Palermo "
foto di Letizia Battaglia

lunedì 19 ottobre 2015

Urologia barocca


" Urologicamente " è un termine che difficilmente un critico d'arte - anche tra i più " estremi " - avrebbe potuto inventarsi. Il Barocco, che di per sé è interprete di forme bizzarre, raggiunge qui la sua apoteosi.
Sarebbe interessante chiedere ai partecipanti quanta " urologia " hanno rinvenuto nei palazzi e nelle chiese di Scicli. Le vie della promozione turistica gareggiano ormai a buon diritto con quelle degli dei.

vincent







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