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sabato 20 dicembre 2025


 


“ Dal punto di vista della natura umana: conosciamo solo il meccanismo, non conosciamo l’organismo. (….) In verità l’unica cosa sicura è che noi conosciamo soltanto ciò che è meccanico. Ciò che sta al di là dei nostri concetti è del tutto inconoscibile. “


F. Nietzsche

lunedì 24 novembre 2025



Con mia madre, abbiamo fatto un gran giro nelle strade vicino all’ospedale, un pomeriggio, a camminare trascinandoci negli abbozzi di strade che ci sono là, strade con i lampioni non ancora dipinti, tra lunghe facciate stillanti, le finestre pittate di cento piccoli stracci pendenti, le camicie dei poveri, ad ascoltare il rumorino del rifritto che crepita a mezzodì, uragano di grassi andati a male. Nel grande abbandono molle che circonda la città, là dove la menzogna del suo lusso viene a trasudare e finire in marciume, la città mostra a chi vuol vedere il suo gran deretano nelle casse dei rifiuti.



Louis Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte 
 

lunedì 11 agosto 2025


 Chi lo ascolta in lingua italiana dovrà avere la pazienza di sopportare una traduzione quanto meno bizzarra: la cosa più importante è sapere che lo studioso in questione sta parlando del Faust di Goethe.

Vi assicuro che ne vale la pena. Buon ascolto.

vincent 

venerdì 8 agosto 2025






 Spesso ai navigatori viene chiesto a che cosa pensano quando sono in mare e le loro risposte sono quasi sempre imbarazzate. Io non penso a nulla. O meglio penso solo alla barca perché a bordo i compiti ti assorbono completamente. La barca non è la libertà, al contrario di quello che molti si immaginano. Navigare significa accettare degli imperativi che ci siamo scelti. È un privilegio. (….) Ai sognatori che si immaginano di trovare la libertà in mare, suggerisco di andare a trovarla altrove.


Eric Tabarly, Memorie del largo


venerdì 1 agosto 2025

Bottino parte 2






La scena ritratta nel dipinto risale all’agosto del 1765, quando il giovane imperatore moghul Shah Alam, esiliato da Delhi e sconfitto dalle truppe della Compagnia delle Indie Orientali, fu costretto a quella che oggi chiameremmo una privatizzazione forzata. La pergamena recava l’ordine di licenziare i suoi stessi esattori fiscali in Bengala, Bihar e Orissa e sostituirli con una squadra di mercanti inglesi nominati da Robert Clive - il nuovo governatore del Bengala - e dai direttori della Compagnia, descritti dal documento come “ i sommi e potenti, i più nobili tra i grandi nobili, i capi di illustri guerrieri, i nostri fedeli servitori e sinceri sostenitori, degni dei nostri regali favori: la Compagnia inglese “. La riscossione delle imposte dei Moghul fu da allora subappaltata a una potente multinazionale - le cui operazioni di esazione fiscale erano protette dal suo stesso esercito privato.
La Compagnia era autorizzata dalla sua patente costitutiva a “ muovere guerra “, e aveva usato la forza per perseguire i suoi scopi fin da quando, nel 1602, aveva arrembato e catturato un vascello portoghese nel suo viaggio inaugurale. Inoltre, controllava piccole aree circostanti i suoi insediamenti indiani sin dagli anni trenta del seicento. Ciononostante, il 1765 fu l’anno in cui la Compagnia delle Indie Orientali cessò di somigliare anche lontanamente a un’impresa mercantile convenzionale, commerciante in sete e spezie, per tramutarsi in qualcosa di assai più insolito. Nel giro di pochi mesi, i suoi duecentocinquanta impiegati, sostenuti da un esercito di ventimila soldati indiani reclutati in loco, erano diventati i governanti effettivi delle più ricche province moghul. Una società dí capitali multinazionale era in procinto di trasformarsi in una aggressiva potenza coloniale.
Nel 1803, quando l’esercito privato della Compagnia contava quasi duecentomila uomini, essa aveva già rapidamente sottomesso o direttamente annesso un intero subcontinente. Incredibilmente vi riuscì in meno di mezzo secolo. Le prime conquiste territoriali vere e proprie erano iniziate nel Bengala nel 1756; quarantasette anni dopo, il braccio della Compagnia si estendeva a nord fino a Delhi, la capitale moghul, e quasi tutta l’India a sud di quella città era governata di fatto dalla sala riunioni di un consiglio di amministrazione nella city di Londra. “ Che onore ci rimane “ chiese un funzionario moghul “ se dobbiamo prendere ordini da un pugno di mercanti che non hanno ancora imparato a lavarsi il sedere? “.
Si sente ancora dire che gli inglesi conquistarono l’India, ma questa frase cela una realtà più sinistra. Non fu il governo britannico che iniziò a dilaniare l’India, un pezzo alla volta, a metà del diciottesimo secolo, ma una società privata pericolosamente non regolamentata, basata in un piccolo ufficio di sole cinque finestre a Londra e gestita in India da un predatore aziendale violento, assolutamente spietato e, a tratti, mentalmente instabile: Robert Clive. La transizione dell’India al colonialismo avvenne per mano di una società a scopo di lucro, che operava al solo fine di arricchire i suoi investitori.



William Dalrymple, Anarchia

giovedì 31 luglio 2025

Bottino




Una delle primissime parole indiane entrate nella lingua inglese fu il termine gergale hindustani per “ bottino “: loot. Secondo l’Oxford English Dictionary questo lemma era usato raramente al di fuori delle pianure dell’India del Nord fino alla fine del diciottesimo secolo, allorché si diffuse improvvisamente in tutta la Gran Bretagna. Per comprendere come e perché attecchì e prosperò in un terreno così remoto è sufficiente visitare Powis Castle, nelle Marche Gallesi.
L’ultimo principe ereditario del Galles, dal memorabile nome di Owain Gruffydd ap Gwenwynwyn, fece costruire il forte dirupato di Powis Castle nel tredicesimo secolo; la tenuta era la sua ricompensa per aver rinunciato al Galles in favore della monarchia inglese. Ma i suoi tesori più spettacolari risalgono a una data assai posteriore, al periodo delle conquiste coloniali britanniche.
Powis Castle, infatti, è semplicemente stracolmo di bottino indiano: le sue stanze traboccano di spoglie imperiali estorte nel diciottesimo secolo dalla Compagnia delle Indie Orientali. Vi sono più manufatti moghul accatastati in questa villa privata nella campagna gallese che esposti in qualsiasi luogo dell’India - incluso il National Museum di Delhi. I tesori comprendono huqqa di oro brunito intarsiati di ebano imporporato; spinelli del Badakhshan e pugnali ingioiellati superbamente incisi; rubini scintillanti color sangue di piccione e manciate di smeraldi verde lucertola. Vi sono teste di tigre incastonate con zaffiri e topazi gialli; ornamenti di giada e d’avorio; paramenti di seta ricamati con papaveri e loti; statue di divinità indù e bardature per elefanti. Nel posto d’onore spiccano due grandi trofei di guerra, sottratti ai loro proprietari sconfitti e uccisi: il palanchino che Siraj ud-Daula, il nawab del Bengala, lasciò dietro di sé quando fuggì dal campo di battaglia di Plassey, e la tenda militare di Tipu Sultan, la Tigre del Mysore. 
Tale è l’abbaglio di quei tesori che, quando li visitai l’estate scorsa, mi lasciai quasi sfuggire l’immensa tela incorniciata che illustra il modo in cui quell’enorme bottino finì per ritrovarsi lì. Il quadro è appeso nella penombra, sopra l’uscio di una stanza in legno, al sommo di una buia scalinata in pannelli di rovere. Non è un capolavoro, ma ripaga un attento scrutinio.
Un principe indiano decaduto, vestito in abiti d’oro, è assiso su un alto trono sotto un padiglione di seta. Alla sua sinistra stanno gli ufficiali del suo esercito, armati di scimitarre e lance; alla sua destra, un gruppo di gentiluomini impomatati e imparruccati stile Giorgio III. Il principe sta consegnando con entusiasmo un rotolo di pergamena nelle mani di un inglese leggermente sovrappeso in finanziera rossa. 
La scena ritratta nel dipinto risale all’agosto 1765…continua..


Tratto da: “ Anarchia “ di William Dalrymple

martedì 15 luglio 2025


 




Non nell’indifferenza cerco la mia salvezza. Il brivido di meraviglia è quanto di meglio abbia l’uomo. Anche se il mondo gli fa pagar caro il sentimento, sente in profondo, quando è commosso, l’immensità.


Johann Wolfgang Goethe, Faust

lunedì 30 giugno 2025

Il racconto dell’Anticristo






Il signor Z: Alcuni anni fa un mio compagno d’accademia, che si era fatto monaco, prima di morire mi lasciò in eredità un manoscritto cui teneva molto ma che non aveva voluto e potuto pubblicare. Si intitolava: “ Breve racconto dell’Anticristo “. Sia pure sotto forma di invenzione fantastica o, se vogliamo, di immaginaria prefigurazione storica, questo scritto rispecchia a mio giudizio tutto quel che la Sacra Scrittura, la tradizione della Chiesa e il buon senso possono dire di verosimile su tale argomento.(….) Se permettete, salirò un attimo in camera a prendere questo manoscritto e poi ve lo leggerò. Non è molto lungo.

La signora: Vada pure, ma stia attento a non smarrirsi.

Mentre il sig,Z va a cercare il manoscritto, la compagnia si alza e comincia a passeggiare per il giardino.

Il politico: Non so di che cosa si tratti, forse è la vecchiaia che mi annebbia la vista, oppure nella natura sta avvenendo qualcosa. Ho osservato che in qualsiasi stagione e in qualsiasi luogo non ci sono più quelle giornate del tutto limpide e trasparenti che una volta si osservavano in tutti i climi. Guardate oggi, per esempio: non c’è una nuvola, siamo abbastanza lontani dal mare, eppure l’aria non è completamente limpida; è come se qualcosa di sottile e impalpabile vi fosse sospeso, lo ha notato anche lei, generale?

Il generale: È un’osservazione che ho fatto già da molti anni.

La signora: Ho cominciato ad accorgermene anch’io sin dallo scorso anno, e non solo nell’aria, ma anche nell’anima. Anche qui non c’è più la “ completa limpidezza “ di cui ha parlato, ma piuttosto una specie di angoscia e il presentimento che debba accadere qualcosa di male. 

(……)

Il politico: Stiamo invecchiando, questo è certo; ma anche la terra non ringiovanisce e si sente una specie di reciproca estenuazione.

Il generale: O forse è il diavolo che annebbia la luce divina con la coda. Chissà, forse anche questo è un segno dell’Anticristo!

La signora, indicando il signor Z che scende dalla terrazza: Beh, dí questo sapremo presto qualcosa.

Tutti tornano al loro posto e il signor Z comincia a leggere il manoscritto che ha portato con sé.



Tratto da: “ I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo “ di Vladimir Solov’ëv scritto tra il 1899 e il 1900.

 

mercoledì 23 aprile 2025




 La NSA ha solo 30.000 impiegati diretti, ma subappalta alcune delle sue attività a società private, le quali a loro volta possiedono 60.000 dipendenti. In generale, si stima che i membri dell’intelligence community, la quale riunisce diciotto agenzie di intelligence, ammontino a circa centomila. In realtà, essi costituiscono soltanto il nucleo di una nebulosa di controllo ben più vasta; a mio intuito, ritengo che 300.000 persone siano una stima plausibile dell’ordine di grandezza. Se i cittadini europei, e in particolare quelli francesi, possono ignorare dove si trovino i soldi dei propri leader, la NSA lo sa, e quei dirigenti sanno che lei lo sa. In tutta onestà, non so dire fino a che punto i dati raccolti dalla NSA consentano di tenere in pugno le élite occidentali. Così come ignoro fino a che punto questa istituzione possa davvero entrare in possesso della contabilità dei privati, o quali siano le sue capacità di archiviazione. Ma è sufficiente che le élite europee credano nel suo potere e si sentano osservate, perché diventino particolarmente caute nei loro rapporti con il padrone americano. (…..) È con rammarico che aggiungo la paura alla mia analisi del servilismo europeo nei confronti degli Stati Uniti. Non è l’unico fattore per spiegare questo allineamento; tuttavia, questo sistema di potere assolutamente ermetico, con un tasso di obbedienza prossimo al 100 per cento, suggerisce che nelle alte sfere debba regnare un clima totalitario. Vladimir Putin può ben dunque ironizzare quando suggerisce che se gli Stati Uniti chiedessero ai leader europei di impiccarsi, questi lo farebbero ma con la preghiera di poter utilizzare delle corde prodotte da loro; per poi puntualizzare che la richiesta verrebbe respinta così da proteggere gli interessi dell’industria tessile americana. A un’estrema obbedienza, una spiegazione estrema. ( …..) Se scaviamo nell’ inconscio della NATO, scopriamo che il suo apparato militare, ideologico e psicologico non esiste più per proteggere l’Europa occidentale, ma per controllarla.



Emmanuel Todd, La sconfitta dell’Occidente


analisi impietosa e magistrale. Ma, a questo punto, non sono forse autorizzato a pensare che la NATO non sia mai stata “ pensata “ per proteggere l’Europa? 

vincent 

venerdì 15 novembre 2024




 Però non sarebbe poi tanto male se ci fosse qualcosa per distinguere i buoni dai cattivi.


Louis Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte 

lunedì 14 ottobre 2024




“ Tutte le malattie sono malattie dell’attenzione. Se riuscissimo ad essere sempre attenti, non ci ammaleremmo.”


Giorgio Agamben 
 

lunedì 12 agosto 2024

L’altra storia d’Italia


 


Per chi è interessato ad approfondire, il libri di Lamberto Rimondini sono due:

“ L’altra storia d’Italia 1802-1947 “ e “ L’altra storia d’Italia 1948-2022 “ entrambi di Arianna editrice

venerdì 26 aprile 2024


 



Savinio si diceva certo che le rovine di Troia fossero quelle scoperte da Schliemann , per il fatto che durante la prima guerra mondiale il cacciatorpediniere inglese “ Agamennon “ le aveva cannoneggiate. Se l’ira non ancora sopita di Agamennone non li avesse animati, perché mai quei cannoni avrebbero sparato su delle rovine in una landa? I nomi, non che un destino, sono le cose stesse.


Leonardo Sciascia, La scomparsa di Majorana 

martedì 2 gennaio 2024



 


Una cosa è che i nostri sogni rimangano irrealizzati. Tutt’altra cosa è percepire che i nostri sogni insoddisfatti, i nostri desideri frustrati, sono fabbricati da altri. Più le nostre voglie prodotte in serie vengono soddisfatte, meno ci sentiamo sazi. Maggiore è la capacità della tecnostruttura di stimolare le passioni, maggiore è il vuoto che si crea quando vengono servite.



Yanis Varoufakis, Tecnofeudalesimo

lunedì 9 ottobre 2023







 Se gli alisei erano in ritardo, quando arrivarono lo fecero in grande stile recuperando il tempo perduto, e lo Spray, ora con una mano, ora con due di terzaroli, volò con il vento per molti giorni, fendendo le acque in direzione delle Marchesi a ovest; le raggiunse dopo quarantatré giorni proseguendo oltre la sua navigazione. Mi tenni molto occupato in quei giorni, ma non stando al timone; non c’è uomo, secondo me, capace di restare a sedere al timone di una barca che viaggia intorno al mondo. Feci di meglio sedendomi a leggere i miei libri, a riparare i vestiti, a cuocere i pasti e a mangiarli in pace. Avevo già notato che non era una bella cosa essere solo e così feci amicizia con quanto era intorno a me, qualche volta con l’universo, altre con il mio io insignificante; i libri erano sempre i miei amici, e mi facevano rinunciare a tutto il resto. Nulla è stato più facile e riposante del mio viaggio con gli alisei.

Viaggiavo con il vento stabile giorno dopo giorno, segnando sulla carta con precisione la posizione della barca: credo di averlo fatto più per intuizione che per calcoli accurati. Per un mese la mia imbarcazione mantenne correttamente la rotta. In tutto quel tempo non avevo alcuna luce, nemmeno quella della chiesuola. Tutte le notti vedevo al traverso la Croce del Sud, ogni mattina il sole sorgeva a poppa e ogni sera tramontava a prua. Non desideravo avere altra bussola come guida: questi riferimenti erano del tutto sicuri. Se dubitavo dei miei rilievi dopo un lungo periodo sul mare, li verificavo in base all’orologio messo in cielo dal Grande Architetto, e lo trovavo preciso.



Joshua Slocum

venerdì 19 maggio 2023


 “ La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza “


Jorge Orwell, 1984

martedì 7 marzo 2023


 



Il filosofo Bertrand Russel, riflettendo sulla coda verde cangiante del pavone, si convinse che un pavone non può invidiare la coda di un altro pavone, poiché ogni pavone crede di avere la coda più bella del mondo. Conseguenza: i pavoni sono uccelli pacifici.



Lauretta Colonnelli, La vita segreta dei colori 

domenica 22 gennaio 2023


 



L’affermazione: “ I computer fanno solo ciò che gli diciamo di fare “ non solo non è vera, ma è anche pericolosa. Le persone non dovrebbero crederci. ( ….. ) Posso affermare che la stragrande maggioranza dei sistemi informatici attualmente in uso, gli enormi sistemi che abbracciano il nostro pianeta - i sistemi informatici militari per esempio - vanno oltre la nostra comprensione. Non voglio semplicemente dire che non c’è più nessuno che possa comprendere il loro funzionamento, ma che il tempo in cui lo potevamo fare è passato e finito. Non è più possibile comprenderli.


Joseph Weizenbaum, Dove sono le isole della ragione nella corrente cibernetica 

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