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lunedì 14 luglio 2025

 Voci amate e idealizzate, di coloro che sono morti, o di coloro che sono perduti per noi come i morti. A volte ci parlano nei sogni; a volte, nel profondo dei pensieri, la mente le ascolta. E con il loro suono, per un attimo, ritornano i suoni della prima poesia della nostra vita. Come musica notturna, lontana, che svanisce.

Constantin P. Kavafis






martedì 20 dicembre 2022


 



Tutta la famigerata “ fantasia “ dei poeti, altro non è se non la precisione dell’osservazione e della restituzione. Tutto esiste dalla notte dei tempi, ma non tutto, come tale, è stato nominato. Compito del poeta: battezzare di nuovo il mondo.



Marina Cvetaeva

mercoledì 29 settembre 2021







" L'Universo è fatto di storie, non di atomi "



Muriel Rukeyser

 

giovedì 27 maggio 2021










Consiglio agli scrittori



Anche se ti tiene in piedi tutta la notte,
lava a fondo le pareti e pulisci i pavimenti
dello studio prima di comporre una sillaba.

Pulisci come se stesse arrivando il Papa.
Il candore è nipote dell'ispirazione.

Più pulisci, più brillante
sarà la tua scrittura,
e allora non esitare a prendere
per i campi e a sfregare il fondo
dei sassi o a spolverare sui rami più alti
della buia foresta i nidi pieni di uova.

Quando ritroverai la strada di casa
e riporrai spugne e spazzole sotto il lavello
vedrai alla luce dell'alba
l'altare immacolato della tua scrivania,
una superficie pulita al centro di un mondo pulito.

Da un vasetto, azzurro splendente, solleva
una matita gialla, la più appuntita del mazzo,
e ricopri pagine di piccole frasi
come lunghe file di fedeli formiche
che t'hanno seguito fin lì dal bosco.




Billy Collins, A Vela in Solitaria Intorno alla Stanza




 

 

lunedì 5 aprile 2021








Non aver paura del respiro,
perché dà e toglie come la marea:

lascialo andare senza trattenerlo,
non chiuderlo nel pozzo dell'apnea.

Devi essere indulgente col respiro,
come se fosse uno yo-yo invisibile:

se frusciando scompare e ti abbandona,
sempre frusciando tornerà infallibile.



Valerio Magrelli
 

 

sabato 10 ottobre 2020










Vespro


Una volta credevo in te; ho piantato un fico.
Qui, in Vermont, paese
senza estate. Era una prova: se l'albero viveva,
allora tu esistevi.

Questa logica dice che non esisti. O esisti
esclusivamente nei climi caldi,
nella torrida Sicilia, in Messico, in California,
dove crescono inimmaginabili
albicocche e fragili pesche. Forse
vedono la tua faccia in Sicilia; qui vediamo appena
l'orlo del tuo vestito. Devo addestrarmi 
a dare una parte dei pomodori a John e Noah.

Se c'è giustizia in qualche altro mondo, a quelli
come me, che la natura spinge 
a vite di astinenza, dovrebbe toccare
la parte più abbondante di tutte le cose, di tutti
gli oggetti della fame, l'insaziabilità
essendo lode di te. E nessuno loda
più appassionatamente di me, con 
desiderio più dolorosamente frenato, o più merita
di sedere alla tua destra, se esiste, partecipando
del perituro, il fico immortale,
che non viaggia.




Louise Glück

venerdì 10 luglio 2020







Sono morto perché non ho il desiderio,
non ho il desiderio perché credo di possedere, 
credo di possedere perché non cerco di dare.
Cercando di dare si vede che non si ha niente,
vedendo che non si ha niente, si cerca di dare se stessi,
cercando di dare se stessi, si vede che non si è niente,
vedendo che non si è niente, si desidera divenire,
desiderando divenire, si vive.




René Daumal, Monte Analogo

martedì 23 giugno 2020










Mal’aria 


mani che non toccano parole che non fiatano
occhi schermati mascherine guanti
corpi obsoleti ingombranti 

impresa teologica oltre che tecnologica
la Torre di Babele è in marcia
comanda la Finanza esegue la Politica
intrattenendo 
sprazzi di carità e sprazzi di poesia
la torre di Babele accelera
 psico/bio/d’Io  in sintesi farmaceutica 

non mi prostro alla Scienza
i valorosi chierici, Ordini specialistici
dogmi stabiliti in vitro
la temo, la rispetto: carne riconoscente
spirito in allerta cuore sospetto

la Scienza avanza per se stessa per la propria potenza
travolge indifferente ciò che non comprende
non gli interessa, lascia macerie
d’apparenza inerte e sostanza funesta

“ per i miseri implora perdono 
per i deboli implora pietà “

il cielo e la terra
le cose visibili ed invisibili
in breve vita, fragile
vibrante di mistero, irripetibile 

c’è una frattura originaria, non si ricompone
non si riaggiusta in terra
chi lo promette mente chi lo progetta terrorizza

per attitudine, per tradizione, per scelta
stiamo bene
se così si può dire bisognosi d’amore
per il resto si vive per il resto si muore.

Oggi è un altro giorno. Si vedrà.




Giovanni Lindo Ferretti

martedì 11 febbraio 2020






Maria piena di grazia



Esci dalla doccia 
Oh così fresca e pulita
Profumata come un fiore 
Di un verde campo
Il mondo sta bruciando Maria
È vuoto buio e meschino 

Mi piace sentirti ridere
Allontana il mondo
Vivo per sentirti ridere
Non devo neanche pregare
Ma adesso il mondo ritorna
Ritorna per restare 

Stammi accanto Maria
Non abbiamo tempo da perdere 
Adesso l’acqua non è come l’acqua 
Ha un gusto amaro
Stammi accanto Maria
Maria piena di grazia 

So che devi lasciarmi
L’orologio ticchetta forte
So che è tempo che tu mi lasci
Il momento è arrivato 
Il mio cuore si è armato
Ecco perché tengo il capo chino

Stammi accanto Maria
Non abbiamo tempo da perdere 
L’animale sta sanguinando
E il fiore è macchiato 
Stammi accanto Maria
Maria piena di grazia 


Leonard Cohen

mercoledì 22 gennaio 2020








Da ragazzino, quando chiedevo a mio padre dei soldi per comprare caramelle al negozio all’angolo, spesso mi diceva di cercare qualche moneta o banconote sparse nelle tasche delle sue giacche. Immancabilmente nella mia caccia al tesoro finivo per trovare dei quaderni. Più avanti negli anni, quando gli chiedevo un accendino o un fiammifero, aprivo cassetti e trovavo pezzi di carta e ancora quaderni. Una volta gli chiesi se aveva una tequila, mi indirizzò al freezer, e aperto lo sportello trovai un inatteso quaderno congelato. La verità è che conoscere mio padre significava, tra mille altre cose meravigliose, conoscere un uomo con fogli, quaderni e tovagliolini di carta, ciascuno con una grafia ben precisa, sparsi ( con ordine) ovunque. Provenivano da nottate negli alberghi, o da negozi “ Tutto a 99 centesimi “; non usava mai quelli con lamine dorate, o rilegati in pelle, decorati, o con un’aria troppo importante. Mio padre preferiva umili vascelli. Nei primi anni novanta c’erano magazzini pieni di scatole con i suoi quaderni, quaderni che contenevano una vita dedicata alla cosa che meglio lo definiva come uomo. Scrivere era la sua ragion d’essere. Era il fuoco a cui tendeva, la fiamma più importante che alimentava. E non si è mai estinta.





Adam Cohen

mercoledì 25 dicembre 2019








La lucentezza della notte s’insedia. Una
luna dal pallore cistercense 
ha scalato la vetta del firmamento, vi si è 
installata,
socia adesso nell’affare del buio.
E un sospiro sale da ogni minuscola cosa
terrena,
da libri, carte, vecchie giarrettiere, dai
bottoni di sottomaglie 
e mutandoni 
riposti in una scatola di cartone bianco
chissà dove, e tutte le versioni
inferiori di città rase al suolo dalla
livella della notte.
L’estate troppo esige, troppo prende,
ma la notte, schiva, reticente, dona più di
ciò che sottrae.




John Ashbery

venerdì 8 novembre 2019







Oh I am a lonely painter 
I live in a box of paints 



Sono una pittrice solitaria
Vivo in una scatola di colori



Joni Mitchell

lunedì 4 novembre 2019








Tutta la poesia consiste in questo. Improvvisamente, si vede qualcosa.



Louis Zukofsky

domenica 13 ottobre 2019







Restando fedele 
a ciò che mi è caro e che è la cosa più 
importante,
impedendo in tal maniera che si
cancelli con gli anni,
sentirò poi forse
del tutto inatteso
il brivido della durata
e ogni volta per gesti di poco conto
nel chiudere con cautela la porta,
nello sbucciare con cura una mela,
nel varcare con attenzione la soglia,
nel chinarmi a raccogliere un filo.



Peter Handke

martedì 10 settembre 2019








Io sono dei vostri, alberi, sono dei vostri 
animali eleganti, io sono dei vostri. Credetelo.
Sono dei vostri. Ci separa soltanto un fiato infantile,
ma lo so, lo so, sono io tutto quel 
manto, sono io il tronco e lo storno e il
falco. Ci separa un niente, colore, capello,
piccolo piccolo nome: l’impianto del
respiro è solo apparente diverso.

Ci guarderemo fraternamente.
Io sarò migliore.
Larga come l’andare di un fiume
grande, ci capiremo con l’albero e col seme,
capiremo l’insetto e la grandine.

Risplendiamo. Adesso.
Essere il mondo, voglio. Sentirmi
a casa nel cosmo. E le maree saranno
la strada del gonfio cuore. Sarà d’amore
se cresco. Se avanzo o calo. Sarà d’amore.
E luce voglio. Così m’impétalo, che mi spensiero,
che rido mentre corro, come la rondine,
mi moltiplico a stelo, gocciolo, mi biforco,
mi alzo e tramonto, mi slargo, mi infaldo,
divento cima e svetto, mi innevo e frano.

Tutto questo io voglio, dolcemente, perché 
fuori dell’umano il dolore è uno sparo
minimo e la più gran parte è ridere,
mi pare, il grande canto.

Lo senti il firmamento? Com'è sereno!
Anche noi siamo dentro.

Abbiamo polverine nelle vene, antiche come il cielo,
sono disciolte nel sangue, hanno dentro
l’impronta d’un andare semplice e grande,
come le grandi sfere. Abbiamo sfere nel sangue,
cartine geografiche con strade d’argento 
e vedute telescopiche fino ad
Aldebaran. Abbiamo Vega nel sangue
la stella prodigiosa, e istruzioni precise
per il viaggio per l'appontaggio
e coraggio abbastanza per ogni volo.


Mariangela Gualtieri, Fuoco Centrale e altre poesie per il teatro 

venerdì 23 agosto 2019







Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.
Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai lasciato una vela fuori.
Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare 
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito prima di iniziare.
Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.
Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.
Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.
Conosco delle barche che si graffiano un po’ 
sulle rotte dell’oceano dove le porta il loro gioco.
Conosco delle barche 
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.
Conosco delle barche 
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.
Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.
Conosco delle barche 
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.




Jacques Brel



giovedì 20 giugno 2019






CLOWN




Un giorno,
Un giorno, forse presto.
Un giorno libererò l’ancora che tiene la mia nave lontana dai mari.
Con quella specie di coraggio che ci vuole a non essere proprio niente, lascerò andare ciò che sembrava essermi legato indissolubilmente.
Lo taglierò, lo rovescerò, lo romperò, lo farò scorrere via.
In un sorso, disciolto l’ingorgo del mio pudore miserabile, delle miserabili combinazioni e degli accoppiamenti giudiziosi.
Estratta da me la spina di essere qualcuno, tornerò a bere lo spazio fecondo.
A colpi di ridicolo, di degradazioni ( che cos’è la degradazione? ), di disintegrazioni, a furia di vuoto, per dissipazione- derisione-depurazione, espellerò da me la forma che sembrava così aderente, composta, coordinata, così ben inserita nella mia cerchia e tra i miei simili, così degni, così degni i miei simili.
Ridotto a un’umiltà di catastrofe, a un livellamento assoluto come dopo una fifa colossale.
Smisuratamente ricondotto al mio rango reale, all’infimo rango che non so quale idea-ambizione mi fece disertare.
Annullato rispetto al suo rilievo, alla sua reputazione.
Perduto in un luogo lontano ( o anche no ), senza nome, senza identità.

CLOWN, che abbatte nello scherno, nel grottesco, in uno scoppio di risa l’immagine sublime che mi ero fatto della mia rilevanza.
Mi tufferò.
Senza peso nell’infinito-spirito sostrato aperto a tutto,
aperto io stesso a una nuova incredibile brina
a forza d’essere nessuno 
raso terra
risibile...




Henri Michaux

martedì 7 maggio 2019








Che mi si prenda in uso, non mi offendo,
mi sembra anzi un vero privilegio 
essere usata essendoci di meglio.




Patrizia Cavalli 

lunedì 29 aprile 2019








Tutto di me ti piace eccetto me,
Io amabile soltanto nel fenomeno 
di me che spargo e dono.



Patrizia Cavalli
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