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lunedì 6 settembre 2021










Alla domanda del giornalista che gli chiede se non prova paura all'idea di finire in un reparto di terapia intensiva, il filosofo Giorgio Agamben risponde con una frase di Michel de Montaigne:

" Non sappiamo dove la morte ci aspetta.
Aspettiamola ovunque.
La meditazione della morte è meditazione della libertà.
Chi ha imparato a morire ha disimparato a servire.
Saper morire
ci libera di ogni soggezione e di ogni costrizione "


Michel de Montaigne 



 

venerdì 3 settembre 2021







È possibile stare insieme, raccoglierci insieme intorno all'impossibilità dello stare insieme e del gesto di raccoglierci? Tanti tragitti della democrazia, tante impasse di quello che pomposamente si chiama l'Occidente, tante poste in gioco di quella che è la nostra contemporaneità più bruciante - leggi l'Afghanistan - hanno a che vedere con questo bordo estremo in cui l'Occidente incontra se stesso ed espone a se stesso il suo limite, o espone a se stesso il fatto nudo e crudo che quel se stesso è un limite, una soglia. Con tutta la precarietà di questa che non si sa se chiamare conclusione o apertura, inizio o finale di partita. Con tutta la fragilità di questa soglia, che le nostre democrazie non sanno se assumere o mettere in questione, democrazia essendo forse la tensione tra l'assumere e il mettere in questione quella soglia. [......]
Ecco, questa soglia, questo pensiero del corpo che è sempre un corpo in bilico, questa indagine dei luoghi in cui prende corpo il tremito di un bilico indecidibile, questa consistenza che si spalanca tra l'assumere un limite che abbiamo visto e incarnato fino al midollo e il fare uso di quel limite vedendo anche altro, facendo di noi stessi anche qualcosa d'altro da quella cosa che incarniamo fino al midollo: ecco uno dei pensieri più difficili, più aporetici, più problematici, più paralizzanti, che Jean-Luc Nancy ci lascia.




Federico Leoni, Doppiozero   in ricordo di Jean-Luc Nancy 26 luglio '40 - 23 agosto 2021

 

domenica 29 agosto 2021








Possono ritrovarsi coloro che nell'affiorare dell'amore umano sanno scorgere la vita preesistente alla vita, ricevendo da essa il senso dei contrasti e delle tensioni nell'incontro delle anime. [......]  Riconoscerlo è trovare il senso della continuità: conoscere il principio dell'amore che non può perdersi, perché non può tradire. Non potendo tradire, non può temere di essere tradito: perché il timore del tradimento di chi ci ama è il timore del nostro tradimento: del nostro ancora incompiuto amare.
Si teme ciò che si teme dalla propria anima.
La fedeltà di chi amiamo è la nostra fedeltà.
Ma non è la fedeltà che viene dalla natura, bensì dall'essere liberi.
Può essere veramente fedele solo chi conosce l'infedeltà e il senso ultimo dell'essere infedeli. Chi, essendo infedele, estingue l'infedeltà.




Massimo Scaligero, Dell'Amore Immortale 
                                                

 

lunedì 24 maggio 2021








La sana crescita del mondo dipende in parte da atti ignorati dalla storia; e se a te e a me le cose non vanno così male come sarebbero potute andare, lo dobbiamo anche a coloro che hanno vissuto con fede una vita nascosta e riposano in tombe dimenticate.





 George Eliot 

 

sabato 12 settembre 2020









Senza "corpi all'opera " niente formazione! Intendo corpi pesanti, contigui, soggetti alle variazioni dell'umore, intendo uno spazio nel quale quei corpi si raccolgono, un tempo limitato durante il quale devono convivere e relazionarsi, un ordine, una disciplina alla quale devono sottomettersi facendo violenza alla loro vitalità. Grazie agli impacci dell'on line, abbiamo " visto" che la presenza non è accessoria al sapere e alla sua " trasmissione " , ma è essenziale. Il sapere, infatti, non è questione soltanto teorematica, così come la didattica non concerne soltanto la trasmissione di quel sapere. Il sapere è impregnato nella carne. Senza un "contatto " non c'è comunità educativa e per " contatto " si intende qui qualcosa di più di una stabile connessione: si intende quella " erotica dei corpi " che, da sempre, i classici hanno posto alla base del fatto pedagogico, considerandola la scintilla che accende il fuoco della dialettica ( " dialettica " era il nome che gli antichi davano al nesso insegnamento-apprendimento ).

La questione è infatti antica. Coloro che si sono interrogati sui limiti della didattica " on line " hanno spesso fatto riferimento al Platone della VII lettera che rimproverava Dionigi, tiranno di Siracusa, di aver scambiato la dialettica filosofica con la dottrina sintetizzata in un libro. La critica platonica della scrittura alfabetica è la critica di una formidabile tecnologia che per la prima volta nella storia dell'umanità permette una straordinaria " didaché " ( didattica ) " in absentia ". Non c'è bisogno del locutore, non c'è bisogno della presenza del padre del discorso, perché il libro può fare le sue veci. E non c'è bisogno di comunità educativa, vale a dire di quei corpi raccolti in un luogo determinato e in un tempo determinato, perché la scrittura alfabetica si dà a tutti, come una donna di malaffare. Non sceglie a chi rivolgersi, né come né quando. Al superbo tiranno, Platone obiettava che quando il sapere si emancipa dal contatto, per virtualizzarsi nel segno, ebbene allora non c'è più sapere, ma solo un suo simulacro.



Rocco Ronchi, Didattica del virus
doppiozero.com   





Senza corpi all'opera 

 

venerdì 28 agosto 2020








" Il Tuffatore ", un affresco ritrovato in una tomba del 480 a.c., di autore anonimo, raffigura un uomo che si lancia dall'alto verso il mare, il modo in cui la figura inarca in sospensione prima dell'impatto sull'acqua è perfetto.L'opera si trova a Paestum ed è interessante per due aspetti contrapposti. Nell'intento dell'autore c'è un apparente contrasto tra l'uomo perfetto che si tuffa in mare - rimando chiaro all'arte omoerotica - e il fatto che il dipinto stia su una tomba. L'uomo si butta verso il mare che non è solo acqua, ma anche, in questo caso, l'impatto con l'ignoto, con la morte. Cosa fanno i nuotatori nel mare aperto oltre ad affermare la loro smania di libertà e il desiderio di stare dentro quella speciale solitudine fatta d'acqua? Credo che stringano un patto con la morte, a ogni bracciata le si avvicinano e, nel contempo, la scacciano via. Sotto l'acqua è l'ignoto, sopra il respiro, chi nuota sta in mezzo. La nuotatrice o il nuotatore sono stranieri che passano il tempo lungo il confine più complicato del mondo, lo fanno dal 480 a.c., da prima, da chissà quando, e continueranno a farlo.
Lo spazio del nuoto è lo spazio del respiro.




Gianni Montieri, Nuotare
Doppiozero.com     
 

sabato 18 luglio 2020








È nel laboratorio, luogo “ sociale “ di elaborazione e costruzione del sapere, spazio di formazione in cui si aderisce a una tradizione che fornisce l’interpretazione dei “ dati “, che si svela il segreto della scienza: la capacità di sfruttare sistemi che “ rappresentano “ gli elementi del mondo, così da poterli conservare e manipolare, per agire a distanza su di essi. L’odierna tecnoscienza non ha fatto che accrescere la capacità degli scienziati di lavorare con immagini e riproduzioni; le teorie sono mappe, rappresentazioni che rendono conto in via provvisoria dei fenomeni. E per proseguire le ricerche occorre elaborare strategie per mobilitare risorse, trovare aziende disposte a investire, escogitare tecniche retoriche di persuasione per pubblicizzare scoperte e invenzioni o per rendere credibili ricerche dagli esiti ancora incerti. Senza questo lavoro “ impuro “, che si muove nell’incertezza, un fatto non viene accolto dalla comunità: ma un fatto non è all’inizio qualitativamente diverso da una finzione, solo nel corso del processo collettivo di discussione si sedimenta ed assume forza venendo incorporato nel patrimonio scientifico. ( .... ). Se uno scettico volesse aprire la scatola nera delle scienze sarebbe rimandato a una catena che non ha al suo termine la natura, semmai il laboratorio, cioè iscrizioni, rappresentazioni visive, dispositivi di registrazione. Ed è lo scienziato a porsi come portavoce, interprete ufficiale di quanto è leggibile nei grafici e nelle tracce lasciate dall’esperimento.






Mario Porro, La guerra dei microbi
doppiozero.com

venerdì 8 maggio 2020









Se indugiamo in pensieri e speculazioni abituali, il respiro fa il suo dovere come un cane che aspetta obbedientemente ai nostri piedi e fornirà ai polmoni quel minimo d’aria che abitualmente ci facciamo bastare. Ma quando qualcosa di “ altro “ si affaccia - nell’immaginazione o nella realtà concreta - il respiro agisce immediatamente. Questo “ altro “ può essere una persona o un pensiero sorprendente, un odore, un ricordo, un immagine. La reazione di espandere i polmoni accogliendo più aria non si riferisce a pensieri o immagini precisi, ma semplicemente al fatto che prima eravamo distratti e assenti a noi stessi e ora siamo entrati in relazione con qualcosa o con qualcuno. È come se il respiro “ - simile al cane che aspettava un segnale per scattare su e uscire all’aperto - “ preferisse “ non rimanere nella coscienza abituale e nelle percezioni note. Come se il respiro fosse davvero un infinito spirito conoscitivo. 


Eva Pattis Zoja

martedì 31 marzo 2020








Cos’hai? Beh, ho delle abitudini. In effetti è ragionevole. Abbiamo le nostre abitudini, e siccome sono nostre possiamo farci quello che vogliamo, anche cambiarle. Oppure no. Io, ad esempio, sto opponendo una ferma resistenza all’ingiunzione profilattica di cambiare le mie buone abitudini di socialità. Non ho nessuna intenzione di cambiarle, ma, unicamente, dato lo stato di eccezione che ho accettato di condividere, di sospenderle, e farlo per il tempo strettamente necessario. Un baratro separa sospendere da cambiare. Peccato invece che non mi si chieda di cambiare le cattive, sarebbe un buon momento per farlo. La più cattiva che ora mi viene in mente in fatto di profilassi e cura e pubblica sanità, è l’inveterata acquiescenza a un sistema economico che alimenta sé stesso dissanguando i viventi.



Maurizio Maggiani 

lunedì 30 marzo 2020







Il Covid19 rischia di stare al capitalismo come la caduta del muro al comunismo: qui finirà il tempo che abbiamo vissuto, da qui nascerà qualcosa di nuovo. Una catena è forte quanto il suo anello più debole, mai come in queste ore comprendiamo quanto sia così: se Israel, il giovane messicano che teme la sete e il deserto più del coronavirus, manterrà il lavoro e le garanzie ottenute in tempo di pandemia, se il resto d’Europa, seguendo l’esempio del Portogallo, regolarizzerà la posizione di tutti gli immigrati in attesa di permesso di soggiorno consentendo alle fasce più disagiate di avere accesso al welfare, potremo dire che la società avrà usato la tragedia per migliorarsi. Se questo non accadrà, quando tutto ci sembrerà finito, avremo giusto un’ora d’aria prima che arrivi la prossima catastrofe.



Roberto Saviano

giovedì 26 marzo 2020








Ora, il rapporto con la morte, e con la paura della morte, è una cosa innanzitutto individuale, una faccenda che ognuno si gestisce da sé.
Ma in seconda battuta la paura della morte è anche un sentimento collettivo che le comunità degli umani sono da sempre attente a edificare, limare, correggere, controllare. Per dire, la civiltà di mio nonno, che aveva ancora bisogno delle guerre per tenersi in vita, stava attenta a tenere alta una certa “ capacità di morte “. Noi siamo una civiltà che ha scelto la pace ( in linea di massima ) e dunque abbiamo smesso di coltivare una collettiva abitudine a pensare la morte. Come comunità la combattiamo, ma non la pensiamo. Invece, la meraviglia di una civiltà di pace sarebbe proprio riuscire a pensare la morte di nuovo, e accettarla, non con coraggio, con saggezza; non come un’offesa indicibile ma come un movimento del nostro respiro, una semplice inflessione del nostro andare, forse la cresta di un onda che siamo e che non smetteremo mai di essere.




Alessandro Baricco

mercoledì 25 marzo 2020









Virus, la vita colta nella stupidità apicale della ripetizione e moltiplicazione.


Zizek

giovedì 30 gennaio 2020








Un giorno gli uomini sorrideranno, forse, ricordando che gli uomini che noi siamo stati credevano che ( nel sesso ) ci fosse una verità almeno altrettanto preziosa di quella che avevamo già chiesto alla terra, alle stelle e alle forme pure del pensiero ( ....) E un giorno, forse, in un altra economia dei corpi e dei piaceri, non si capirà più bene come le astuzie della sessualità, e del potere che ne sorregge il dispositivo, siano riuscite a sottometterci a quest’austera monarchia del sesso, al punto da destinarci al compito senza fine di forzare il suo segreto e di estorcere a quest’ombra le confessioni più vere. Ironia di questo dispositivo: ci fa credere che ne va della nostra “ liberazione “.




Michel Foucault, La volontà di sapere








domenica 26 gennaio 2020







“ Secondo me, la tragedia di Holden non era che non fosse abbastanza forte, o abbastanza coraggioso, o abbastanza meritevole per essere accettato nell’umanità. La sua tragedia è che quando cercò di entrare a far parte della razza umana, lì non c’era nessuna razza umana “.




William Faulkner, a proposito de “ Il giovane Holden “

lunedì 13 gennaio 2020








“ Sentire “ è come l’improvvisazione nel jazz: non puoi farlo se non conosci tutta la musica, ma non puoi farlo se non ti avventuri al limite della musica conosciuta, e da lì ami e conosci in un unico suono, in un solo gesto.




Ernesto Franco, scrivendo sull’opera di Daniele Del Giudice

lunedì 25 novembre 2019







Si è continuamente esposti a ogni genere di notizie e per sopravvivere si sviluppa l’indifferenza. In contrapposizione a questa fuga ( la fuga delle galassie ) nascono i buchi neri. La maggior parte degli umani si sta trasformando in buchi neri. Tutto viene inghiottito e trasformato in un punto pesante e cieco che non rimanda la luce, impenetrabile e inavvicinabile: buchi neri in movimento che assorbono musica, parole e amore nel congelamento perpetuo della massa.




Patrizia Cavalli, Con passi giapponesi

sabato 17 agosto 2019








Ogni aristocrazia è tale perché con una mano arraffa la roba,
e con l’altra scrive il galateo per consumarla.




Stefano Balassone

martedì 25 giugno 2019








Non si inventa mai nulla se non divenendo soffio, ma non si diviene soffio, non si mette piede sul terreno dello spirito, se non trascinati fuori di sé dalla distanza che ci separa dall’altro con il quale abbiamo stretto alleanza, con il quale si è stabilito un patto del genere di quello che lega la strega al suo demonio. Allora sì, ma allora soltanto, si cavalcano praterie su un manico di scopa.




Paolo Godani, Sul piacere che manca

martedì 4 giugno 2019







Il transgendering non confonde i sessi, ma li distingue non meno che nella Genesi dove Dio crea l’essere umano “ maschio e femmina “. E il transgendering si rifà, in sostanza, a quell’ordine quando la natura invece lo confonde mettendo una femmina in un corpo con appendici e ormoni maschili, e viceversa. Ma se con Dio tutto fila liscio, è con il mondo invece che nascono i problemi, perché fratelli, genitori, parenti, amici per conciliarsi con l’idea che tu porti ordine e non confusione, devono loro stessi diventare un po’ divini.




Stefano Balassone

mercoledì 1 maggio 2019








Un buco è un ventre più profondo, un buco è una parte di vascello, Buco è il nome di molti ristoranti ed è una pasta cava dove far entrare il sugo. Il buco scava lo stomaco per fame, dolore, paura. È il grande condottiero dell’assenza.



Antonella Anedda
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