venerdì 5 dicembre 2014







Non sussistono che corpi distinti e la variazione indefinita, sempre rinnovata, della loro distinzione. Anime rivolte le une verso le altre, fino a toccarsi, fianco a fianco o faccia a faccia, schiena contro schiena e volta per volta. Forme che si sfiorano e si evitano, che si conformano l'una all'altra o che si deformano, si piegano, si uniscono e si lasciano.








Non si fondono né si confondono mai, pur scomparendo, talvolta, oppure assumendo la forma di molecole o colature, rianimando sempre contorni distinti, scartando o dilatando le macchie e le tracce, i bordi, le frange, le estremità tremanti sulle quali i corpi raggiungono il colmo della loro esposizione: pellicole fragili, filamenti o svasature, cicatrici di nascite e di altre distinzioni, fino al divenir muto delle sostanze.










Foglia contro foglia e seme tra i semi, rigagnoli d'acqua che dividono qualche zolla, gemelli di uno stesso uovo fecondato, masse rocciose e voli di avvoltoi sugli agnelli, mano destra e mano sinistra, bruma riflessa nel lago, pesce lanterna delle grandi fosse oceaniche, reni spezzate della mondina; e tu, e ancora tu, oppure io; tu che dici "io" e io che dico " tu", e le nostre labbra larghe o strette e le composizioni contrastate dei nostri volti, che accettano così, senza sosta, la sfida di attribuzione di essenze individuali.









Più lontano, ancora più singolarmente, ecco da un momento all'altro l'estraneità di un presunto soggetto: i calli e le rughe, le stimmate, le vene sporgenti, le macchie, le linee di fuga.





Jean-Luc Nancy, Il Corpo dell'Arte 
   


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