lunedì 12 marzo 2018

Mindscapes



Termino, a malincuore, la mia passeggiata nei giardini con un'immagine che mi è cara: la fotografia dell'ombra di Claude Monet riflessa sulla superficie dello stagno di ninfee nel suo giardino di Giverny.
Considero questo commovente autoritratto l'incarnazione acquatica dell'uomo geniale che ha dipinto il ciclo delle ninfee: circa 250 quadri, molti dei quali eseguiti nelle nebbie della cataratta. C'è una poesia di Lisel Mueller intitolata " Monet rifiuta l'operazione " che inizia così: " Dottore, lei dice che non ci sono aloni / attorno ai lampioni di Parigi / e quel che vedo è un'aberrazione / causata dall'età, una malattia. / Io le dico che ci ho messo tutta la vita / per vedere gli angeli nelle lampade a gas, / per sfuocare, dissolvere e infine eliminare / bandire / quei confini che a lei dispiace che io non veda, / per imparare che la linea che una volta chiamavo orizzonte / non esiste e il cielo e l'acqua, / così a lungo tenuti separati, partecipano della stessa essenza ".
Il cappello di Monet galleggia nell'acqua come i fiori dipinti mille volte con riflessi sempre diversi. Le sue ninfee, immerse nello stagno e " fiorite in pieno cielo ", sono un paesaggio inseguito per tutta la vita. L'esempio più profondo e misterioso di un " mindscape " quando rifulge nel significato.


Vittorio Lingiardi, Mindscapes




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