mercoledì 22 gennaio 2020








Da ragazzino, quando chiedevo a mio padre dei soldi per comprare caramelle al negozio all’angolo, spesso mi diceva di cercare qualche moneta o banconote sparse nelle tasche delle sue giacche. Immancabilmente nella mia caccia al tesoro finivo per trovare dei quaderni. Più avanti negli anni, quando gli chiedevo un accendino o un fiammifero, aprivo cassetti e trovavo pezzi di carta e ancora quaderni. Una volta gli chiesi se aveva una tequila, mi indirizzò al freezer, e aperto lo sportello trovai un inatteso quaderno congelato. La verità è che conoscere mio padre significava, tra mille altre cose meravigliose, conoscere un uomo con fogli, quaderni e tovagliolini di carta, ciascuno con una grafia ben precisa, sparsi ( con ordine) ovunque. Provenivano da nottate negli alberghi, o da negozi “ Tutto a 99 centesimi “; non usava mai quelli con lamine dorate, o rilegati in pelle, decorati, o con un’aria troppo importante. Mio padre preferiva umili vascelli. Nei primi anni novanta c’erano magazzini pieni di scatole con i suoi quaderni, quaderni che contenevano una vita dedicata alla cosa che meglio lo definiva come uomo. Scrivere era la sua ragion d’essere. Era il fuoco a cui tendeva, la fiamma più importante che alimentava. E non si è mai estinta.





Adam Cohen

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