venerdì 16 dicembre 2011

nel mistero dell'innocenza..





"Nel mistero dell'innocenza che viene esaltata e in quella che invece si sacrifica sta l'enigma del fanciullo divino dentro di noi"
                                                                                        Giuseppe Leonelli

In Luca è glorificata l'innocenza: la compostezza di Maria, il cielo trapuntato di stelle, pastori in preghiera, cori angelici, aliti tiepidi nella stalla.. è pura meraviglia, la meraviglia che suscita la visione dell'Albero della Vita.
Così Massimo Scaligero: " L'imaginare luminoso, come favola vera, ricostituisce forme di vita con linee di forza sottratte alle strutture dell'errore e della paura".
In Matteo, l'innocenza viene sacrificata: il turbamento di Giuseppe, la minaccia, la paura, la necessità della fuga; è la cacciata dall'Eden.
 Se la scena di Luca avviene in un tempo senza transito, in Matteo non c'è tempo da perdere; mangiato il frutto dell'Albero della Conoscenza, la regale sovranità del tempo è ormai asservita all'incantesimo dello spazio.
Allora la vicenda di Gesù, fino al compimento del dodicesimo anno, è la storia del ricongiungimento dei due alberi;in lui viene riunito ciò che fu separato.
In che modo questa vicenda ci riguarda ?
Maria Zambrano, a proposito del cuore scrive: " Posto che nel mentre che è figlio del tempo esso(il cuore) profetizza un regno che lo oltrepassa rivelandolo in qualche modo in quegli istanti in cui il cuore si tiene in sospeso e tiene in sospeso l'essere che abita sopra il tempo; negli istanti privilegiati: estasi date a tutti i mortali, nel dolore senza limiti, e nella pienezza della vita in cui i contrari e divergenti, quantomeno amore e libertà, ragione e passione, si unificano".
Ecco, dolore e pienezza di vita o, se preferite, dolore e meraviglia sono nell'umano racconto ciò che mette in moto o ciò che può, per un istante, rendere immoto il cuore.
Perchè il compito del cuore è mettere in relazione la luce-meraviglia con il peso-dolore.
E il linguaggio che il cuore impara ad articolare entrando in rapporto con le forze della meraviglia e del dolore, maturando il suo sè, si fa pensiero del cuore.
Ma la misura di questo pensiero è un bene fragile.
Si, perchè la luce della meraviglia è preda ambìta per i delìri che vorrebbero dissolverlo questo nostro cuore, così come il peso del dolore lo è per la disperazione che lo vorrebbe pietrificato; annichilito per una menzogna perchè, come ci ricorda M.Scaligero:" Il dolore della lontananza è l'incapacità di attuare nel mondo la comunione che il cuore ha già in sè con gli enti del mondo".
La capacità di percepire questa comunione in nessun modo attenua il dolore, ma gli offre un luogo capace di contenerlo, così come il tepore che circonda la mangiatoia non incendia la stalla; già, una mangiatoia.. quale luogo più appropriato per accogliere un essere destinato a farsi pane ed essere mangiato.
Luce-meraviglia e Peso-dolore: è nel crocevia del loro incontro che precipita e s'addensa la sostanza spirituale capace di generare il cuore fisico.
Allora, forse, la nascita in noi del fanciullo divino, il nostro personalissimo Natale, non è legata alla nostalgia di un paradiso perduto dal quale fummo cacciati.
Gli esseri della Meraviglia e del Dolore chiedono di riunirsi.
Lo stanno chiedendo a noi.
Solo noi possiamo far posto in quel luogo che dimora nella croce di fuoco inscritta nel cuore degli esseri umani.
                                    Auguro a tutti un Natale
                                                                 buono,
                                                                 bello e
                                                                  vero.   



vincent

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