mercoledì 10 aprile 2013

dell'ispirazione






" Riusciranno ad avere un pubblico solo quelle opere che l'avevano già dal principio".


Maria Zambrano




Quel " già dal principio" non indica un inizio temporale.
Parla piuttosto di due mani intente a disegnarsi. 
O di Mahler quando ebbe a dire: " Più scrivo musica e più mi sento " scritto" .


Perché i bambini, a viaggio appena iniziato, non smettono di chiedere: " Quando arriviamo?"
Perché il bambino non è inserito nel tempo dell'adulto.
Il suo è tempo "architettonico" , tempo in cui ogni cosa perennemente sorge, e nulla è sulla via di tramontare. Per il bambino la partenza contiene in sé l'arrivo.
La sua coscienza non è ancora coscienza di qualcosa, ma immersione totale nell'essere intimo delle cose. 
Sostenere questo "sogno" è il desiderio dell'artista.
L'ispirazione, allora, rimanda alla " specialità" posseduta da alcuni di noi di rimaner "contaminati" dallo spirito del tempo, dalle qualità della sua anima.
Venendo così "sognate", queste movenze nascoste della coscienza collettiva potranno essere "segnate": ciò che oscuramente com-muove l'umano, potrà dagli uomini essere nominato.
E come non riconoscere che tutto questo evoca la responsabilità dell'intera comunità?
Sì, perché è ciò che misteriosamente essa desidera il tema non scritto che verrà scritto, dipinto, scolpito, danzato, cantato, recitato..
L'opera d'arte è riconosciuta tale a condizione che riesca a tracciare anche solo vaghi lineamenti di ciò che indistinto serpeggia nel corpo sociale.
E l'artista? È solo un contaminabile contaminato fornito di specialissime antenne? E l'unicità irripetibile del suo gesto? E non è anche vero che questa sua particolare "sensorialità" lo dota spesso di uno sguardo capace di inquietare per la sua potenza premonitrice.
Come il mondo tramonta nel rosario quotidiano delle abitudini, lo stesso mondo prova a risorgere ogni volta che un artista autentico mette in opera la sua attitudine, quel suo "maleducato" istinto a snidare tutto l'inconfessabile che dal futuro preme per essere rivelato.
Noi compresi.



vincent




Non c'è un unico tempo: ci sono molti nastri
che paralleli slittano
spesso in senso contrario e raramente
s'intersecano. È quando si palesa
la sola verità che, disvelata,
viene subito espunta da chi sorveglia
i congegni e gli scambi. E si ripiomba
poi nell'unico tempo. Ma in quell'attimo
solo i pochi viventi si sono riconosciuti
per dirsi addio, non arrivederci.



Eugenio Montale          

   

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