venerdì 29 giugno 2018






Grazie al medium digitale oggi produciamo enormi quantità di immagini. Anche questa massiccia produzione di immagini può essere interpretata come una reazione di difesa e fuga. Il delirio dell'ottimizzazione investe oggi pure la produzione di immagini: davanti alla realtà, percepita come imperfetta, ci rifugiamo nelle immagini. Non si tratta di religioni, ma di tecniche dell'ottimizzazione, con l'aiuto delle quali ci opponiamo alla fatticità come il corpo, il tempo, la morte ecc. Il medium digitale è " defatticizzante ".
Tale medium non ha età, destino e morte. In esso il tempo stesso è "congelato ": è un medium senza tempo. Il medium analogico, invece, " soffre il tempo ". La sua forma espressiva è la " passione ":

Non solo essa - la foto - condivide la sorte della carta - è deperibile -, ma anche se è fissata su dei supporti più solidi, è pur sempre mortale: come un organismo vivente, essa nasce dai granuli d'argento che germinano, fiorisce un attimo, poi subito invecchia. Attaccata dalla luce e dall'umidità, essa impallidisce, si attenua, svanisce.

Barthes collega la fotografia analogica a un'altra forma di vita per la quale è costitutiva la " negatività del tempo "; l'immagine digitale, il medium digitale, invece, si accompagna a una diversa forma di vita, dalla quale sono cancellati tanto il divenire quanto l'invecchiare, tanto la nascita quanto la morte. Essa è caratterizzata da una presenza e da un presente permanenti: l'immagine digitale non sboccia né risplende, perché nello sbocciare è iscritta la negatività dell'appassire, nello splendore la negatività dell'ombra.



Byung-Chul Han, Nello sciame   

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