lunedì 7 settembre 2020





Chi ha vissuto a contatto con i parassiti, nel campo di sterminio, fra pulci, pidocchi, il rischio del tifo e di altre patologie contagiose, chi ha tratto dalle scalate in montagna una lezione morale, non disprezza l'impuro. In uno dei racconti di " Storie naturali " ( 1966 ), Primo Levi attribuisce alla tenia ( è lei "L'amico dell'uomo " a cui allude il titolo del racconto ) una capacità poetica, a ricordarci che la creatività affonda le sue origini, non nella testa, ma nell'intestino, in quelle zone oscure piene di spore di cui si compone anche il nostro Es, luogo informe di mescolanze da cui può sorgere il nuovo. Dal letame sorge la fertilità del terreno agricolo, nascono i fiori in " Via del campo ", anche " nella storia, come nella natura, il marciume è il laboratorio della vita ", ricordava il Marx del " Capitale ". Rievocando, nel capitolo " Azoto " del " Sistema periodico " ( 1975 ), le prime esperienze da chimico del dopoguerra, Levi racconta la vana ricerca di escrementi di gallina per trarne rossetto con cui abbellire le labbra delle donne. " L'idea di ricavare un cosmetico da un escremento,  ossia aureum de stercore, mi divertiva e mi riscaldava il cuore come un ritorno alle origini, quando gli alchimisti ricavavano il fosforo dall'urina (....). Così fa la natura: trae la grazia della felce dalla putredine del sottobosco, e il pascolo dal letame, e " laetamen " non vuol forse dire " allietamento "? così mi avevano insegnato al liceo, così era stato per Virgilio, e così ritornava ad essere per me ".
L'episodio suona conferma della lezione politico-morale che Levi - lo ricorda il capitolo " Zinco " - aveva ricevuto nel suo primo giorno di laboratorio all'Università torinese, nel 1938, al tempo delle leggi razziali. Il tenero zinco, il " metallo noioso " con cui si facevano i mastelli per la biancheria, è arrendevole di fronte agli acidi, ma " resiste ostinatamente all'attacco " quando è molto puro. Levi non cede alla tentazione, " disgustosamente moralistica " di elogiare la virtù immacolata o la purezza come protezione dal male. Solo l'impurezza " dà adito ai mutamenti, cioè alla vita. ( .... ) Perché la ruota giri, perché la vita viva, ci vogliono le impurezze, e le impurezze delle impurezze: anche nel terreno, come è noto, se ha da essere fertile. Ci vuole i dissenso, il diverso, il grano di sale e di senape: il fascismo non li vuole, li vieta, e per questo tu non sei fascista; vuole tutti uguali e tu non sei uguale ".   




Mario Porro, La tenacia del parassita
Doppiozero.com        

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