sabato 12 settembre 2020









Senza "corpi all'opera " niente formazione! Intendo corpi pesanti, contigui, soggetti alle variazioni dell'umore, intendo uno spazio nel quale quei corpi si raccolgono, un tempo limitato durante il quale devono convivere e relazionarsi, un ordine, una disciplina alla quale devono sottomettersi facendo violenza alla loro vitalità. Grazie agli impacci dell'on line, abbiamo " visto" che la presenza non è accessoria al sapere e alla sua " trasmissione " , ma è essenziale. Il sapere, infatti, non è questione soltanto teorematica, così come la didattica non concerne soltanto la trasmissione di quel sapere. Il sapere è impregnato nella carne. Senza un "contatto " non c'è comunità educativa e per " contatto " si intende qui qualcosa di più di una stabile connessione: si intende quella " erotica dei corpi " che, da sempre, i classici hanno posto alla base del fatto pedagogico, considerandola la scintilla che accende il fuoco della dialettica ( " dialettica " era il nome che gli antichi davano al nesso insegnamento-apprendimento ).

La questione è infatti antica. Coloro che si sono interrogati sui limiti della didattica " on line " hanno spesso fatto riferimento al Platone della VII lettera che rimproverava Dionigi, tiranno di Siracusa, di aver scambiato la dialettica filosofica con la dottrina sintetizzata in un libro. La critica platonica della scrittura alfabetica è la critica di una formidabile tecnologia che per la prima volta nella storia dell'umanità permette una straordinaria " didaché " ( didattica ) " in absentia ". Non c'è bisogno del locutore, non c'è bisogno della presenza del padre del discorso, perché il libro può fare le sue veci. E non c'è bisogno di comunità educativa, vale a dire di quei corpi raccolti in un luogo determinato e in un tempo determinato, perché la scrittura alfabetica si dà a tutti, come una donna di malaffare. Non sceglie a chi rivolgersi, né come né quando. Al superbo tiranno, Platone obiettava che quando il sapere si emancipa dal contatto, per virtualizzarsi nel segno, ebbene allora non c'è più sapere, ma solo un suo simulacro.



Rocco Ronchi, Didattica del virus
doppiozero.com   





Senza corpi all'opera 

 

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