venerdì 8 maggio 2020









Se indugiamo in pensieri e speculazioni abituali, il respiro fa il suo dovere come un cane che aspetta obbedientemente ai nostri piedi e fornirà ai polmoni quel minimo d’aria che abitualmente ci facciamo bastare. Ma quando qualcosa di “ altro “ si affaccia - nell’immaginazione o nella realtà concreta - il respiro agisce immediatamente. Questo “ altro “ può essere una persona o un pensiero sorprendente, un odore, un ricordo, un immagine. La reazione di espandere i polmoni accogliendo più aria non si riferisce a pensieri o immagini precisi, ma semplicemente al fatto che prima eravamo distratti e assenti a noi stessi e ora siamo entrati in relazione con qualcosa o con qualcuno. È come se il respiro “ - simile al cane che aspettava un segnale per scattare su e uscire all’aperto - “ preferisse “ non rimanere nella coscienza abituale e nelle percezioni note. Come se il respiro fosse davvero un infinito spirito conoscitivo. 


Eva Pattis Zoja

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